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I GIOVANI E LA POLITICA DEL "ME NE FREGO DELLA POLITICA".

E' talmente penoso lo sguardo sulla politica in mano ai 40-90enni di oggi, che i giovani, sempre più spesso e con qualche ragione, sono nauseati e orientati verso lo zero politico. Nelle loro bacheche qua su FB sempre più spesso la voce 'orientamento politico' è lasciata in bianco o con qualche fantasiosa didascalia con riferimento al fatto che si può vivere bene senza occuparsi di questo schifo.

 

Il corso di questa tendenza ha le sue ragioni storiche e difficilmente cambierà a chiacchiere, ma due parole su 'sta cosa è importante dirle.

Innanzitutto la politica e il votare alle elezioni sono due cose talmente diverse, anche per genere, che è come mangiare cavoli a merenda, per capirsi. Eppure vedo tanta confusione su questo punto. Farò un esempio, di quelli che mi piacciono perchè affondano nella Storia e non nelle opinioni, che anche nella stessa persona possono cambiare anche otto volte nella vita.

Al tempo della prima Rivoluzione Industriale, parliamo quindi di Inghilterra, un periodo di una sessantina di anni, fino al 1830 circa, quando la scoperta della corrente elettrica e delle sue applicazioni, diede il via alla seconda Rivoluzione Industriale, ebbene in quel tempo il bisogno di mano d'opera crebbe moltissimo. La mano d'opera veniva reclutata nelle campagne, i bambini erano tantissimi, in percentuale molti più di oggi. Molti di questi erano orfanelli e moltissimi quelli abbandonati per l'estrema povertà dei genitori, che lavoravano come schiavi dei latifondisti, senza diritto alcuno, in quanto questa gente era considerata parte integrante della proprietà tarriera, come gli alberi e i muretti. I bambini venivano impiegati a migliaia, dai sette anni in poi, nelle filiere e nei tessitoi ed in compenso sfamati e forniti di un tetto alla meglio. La mortalità era talmente alta che all'epoca ci si lamentava del fatto che pochi di questi bambini arrivavano ad un'età tale da poter imparare un mestiere. Una questione economica insomma, nulla di diverso da questo.

 Queste sono cose tristi e note, ma il punto su cui non si riflette mai abbastanza è che queste situazioni sociali vanno giudicate con lo sguardo di allora e dunque relativamente alle generazioni che li precedettero e non, come possiamo fare facilmente noi, guardando alle generazioni che sono seguite. Gli uomini e le donne di quei tempi non erano persone malvage, al contrario, guardando alle generazioni che li avevano preceduti, qualcosa fu fatto per allestire dormitori, per riscaldarli un po' e per sfamare questi bambini, che se abbandonati a se stessi morivano prima di poter lavorare nelle filiere.

Quello che voglio dire con questo esempio, è che l'evoluzione della Coscienza non si è mai fermata, indipendentemente dal fatto che a governare ci fosse gente 'illuminata' o regnanti assoluti, Imperatori, ladri, assassini o addirittura nazisti.

 

Tutta l'evoluzione della Coscienza che abbiamo avuto, dall'Impero Romano ad oggi, è POLITICA, vale a dire la necessità di occuparsi dell'interesse di molti, che invece occuparsi degli interessi propri è cosa ovvia e risale al tempo delle caverne. Se questa è la 'novità', cioè accuparsi esclusivamente della propria felicità, le delusioni saranno allora un diluvio senza fine.

 

Allora quei giovani che ritengono cosa inutile 'occuparsi' di politica credo dovrebbero soffermarsi sul fatto che non c'è modo di fermarsi su una spiaggia o su una panchina con la fidanzata a guardare il mondo che rotola, in quanto o si va avanti o si torna indietro, la felicità individuale non esiste, è una fantasia mai realizzata. La felicità o è collettiva o non è. Ovviamente non sono io a dirlo, ma millenni di evoluzione delle coscienze. Ogni volta che ci si è fermati, per qualsiasi buona ragione, si è rotolati un po' all'indietro.

[Carlo Anibaldi - 2010]

Pubblicato il 22/11/2010 alle 12.41 nella rubrica Diario.

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