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NON FACCIAMOCI PRENDERE PER ... L'ARCHETIPO!

Come esseri umani in generale e come soggetti politici in particolare, dobbiamo quotidianamente confrontarci con tentativi, non sempre limpidi, di farci subire la 'fascinazione' di alcuni individui che ambiscono ad acquisire potere su di noi, ma attenzione, siamo all'interno di una 'trappola psicologica' vecchia come il mondo.

Per cercare di capire di più circa questi meccanismi e difendercene, proviamo a servirci di alcuni elementi che conosciamo della natura umana e vedere se ci possono essere utili.
Il 'segreto' del successo, sia esso pubblico o privato, sembra attinente alla capacità di tenere in pugno, se così posso esprimermi, l'altro. Un atto di questo tipo solo talvolta è volitivo, per lo più non è cosciente e si dispiega grazie a meccanismi noti. Non vogliamo qui soffermarci sui metodi 'scoperti' di conseguire potere sull'altro, vale a dire il ricatto, l'intimidazione e la violenza fisica. Appare più interessante sondare i misteri del potere reale, quello in grande stile, quello che nella vita privata e in quella pubblica consente di conseguire vantaggi altrimenti insperati.
Per compiere questa esplorazione delle possibilità e comprenderne i meccanismi, dobbiamo fare un passo verso alcuni elementi base della psicologia del profondo e dunque all'origine del 'funzionamento', quel posto cioè dove si crea e, successivamente, dirige secondo regole infallibili, l'energia psichica.
 
 Il fatto incontestabile che la nostra mente abbia una straordinaria capacità di elaborazione delle informazioni, non dovrebbe trarci in inganno circa le effettive possibilità di conoscere la radice dei nostri atti di volontà, dunque le nostre scelte. Proviamo ad immaginare un edificio ben riscaldato ed illuminato. Nel viverci e lavorarci all'interno, la nostra percezione fisica ci fornisce dati molto affidabili circa lo stato di benessere o meno, ma questi dati che elaboriamo, temperatura sulla pelle e luminosità, sono solo il risultato dell'energia 'spendibile' e sulla base di quella ci facciamo opinioni circa la qualità della vita in quell'edificio.
In realtà il processo di 'creazione' di quel benessere o malessere percepito avviene altrove, nella centrale termica ed elettrica, secondo regole ai più sconosciute, di termostati, potenziometri, leggi della termodinamica e dell'elettronica sulla trasformazione dell'energia.
Alla stessa maniera noi siamo portati a ritenere come atti volitivi le scelte determinanti della nostra vita, ma credo bisognerebbe soffermarsi sui momenti creativi e trasformativi di quell'energia.
Dal punto di vista filogenetico la corteccia cerebrale, il luogo cioè dei nostri atti di volontà, è una struttura assai giovane e arrivata per ultima su strutture preesistenti, di grande efficienza, che ci hanno permesso di sopravvivere in un ambiente ostile e che sono state alla base di ulteriori evoluzioni.
E allora, visto che non possiamo prescindere dal nostro cervello 'antico', cerchiamo di conoscere come funziona e come abbia un peso spesso determinante sulle scelte, le empatie, gli 'innamoramenti', gli atti eroici e quelli vili, e soprattutto come esso viene ogni giorno più o meno consciamente manipolato.
 
 Il potere sull'altro o addirittura su una moltitudine lo si ottiene solo assecondando un bisogno profondo e la chiave di questo potere è la conoscenza di quel bisogno. Qui non facciamo marketing e allora non ci interessa trovare il modo di vendere bene un detersivo, e nemmeno facciamo psicoanalisi per capire qualcosa di più sulla scelta sbagliata di un partner, ma più utilmente, almeno in senso sociale, cerchiamo di sapere di più sulla scelta di un leader, di un capopopolo, di un Presidente di qualcosa.
Un mafioso e un delinquente in generale si esprime in termini simili: "quell'uomo o quel gruppo lo tengo per il collo", esprimendo in questo modo un potere coercitivo, tendente a soggiogare con metodi ricattatori in senso lato, anche violento. Un leader, politico o altro, si potrebbe invece esprimere così: " quell'uomo, quel gruppo, quella moltitudine li tengo per l'ARCHETIPO".
Gli archetipi sono strutture che è riduttivo chiamare 'intelligenti' poiché prescindono dall'intelligenza e appartengono alla 'memoria' di specie, umana in questo caso; possono essere considerati come dei contenitori delle esperienze fondamentali dell'umanità che lì si sono depositate e che sono patrimonio di ogni essere umano, indipendentemente dalla latitudine e dal grado di civilizzazione. In questi contenitori ci sono figure (archetipiche) che appartengono a tutte le mitologie, a tutte le leggende e a tutte le religioni. Sono storie tramandate nei millenni da popoli ai quattro angoli del pianeta che nulla avevano in comune e nulla potevano scambiarsi a livello di conoscenze e riguardano invariabilmente comportamenti e modi di essere tipici della specie. Ovunque sono descritti gli Eroi, i Vili, i Salvatori, le Grandi Madri, i Vecchi Saggi, il Puer Eterno, il Satiro, il Condottiero, il Diavolo, l'Angelo, la Vergine, la Meretrice.
Per brevità non aprirò ora un altro capitolo, peraltro davvero interessante, circa l'affermazione di alcuni studiosi che ci dicono che ciò che sospinge la vita di ognuno di noi è inconsciamente la realizzazione di un archetipo e dunque ci troviamo circondati da Grandi Madri, da Condottieri, da Salvatori, da eterni Puer e così via e ci daremo pace solo quando avremo individuato l'archetipo che inconsciamente sospinge noi stessi.

 Tornando al potere dell'uomo sull'uomo, alla luce di questi ragionamenti, che invero i ricercatori hanno messo in campo da quasi un secolo, appare di una certa evidenza il fatto che alla base di fascinazioni di massa e non solo, ci sia il più o meno cosciente "travestimento" da archetipo. Un politico che, nonostante la giacca e la cravatta, riesca a mettersi i 'panni' di El Cid, di Cromwell o del Cristo, ha grandi possibilità di affascinare le masse, di convogliare insomma su di sè la straordinaria energia connessa ad un archetipo fra i più antichi e potenti fra quelli affondati nell'inconscio di tutti noi, quello del Salvatore, appunto.
Qui chiudo poiché quanto volevo evidenziare è ora palese: il potere di attrazione di un leader è tanto maggiore quanto più il nostro senso critico è povero o impoverito, in definitiva quanto più la nostra capacità di far funzionare il cervello evoluto soggiace alla potenza del cervello arcaico.
 
                                                                                                                                                                                                                     Carlo Anibaldi, marzo 2010

Pubblicato il 11/3/2010 alle 16.4 nella rubrica Diario.

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