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I PRIVILEGIATI E I DEPRIVATI: UNA VECCHIA STORIA

Se vogliamo essere seri e cominciare a cercare di comprendere il fenomeno del privilegio in Italia, non dobbiamo partire da quel nostro nipote impiegato alle Poste che ci evita la fila ai conti correnti. Dobbiamo andare molto più indietro e guardare alle grandi fortune occorse a parecchi nostri concittadini. Badate bene che questo non è un Tour nell'invidia sociale, su cui si aprirà semmai un'altro capitolo, ma il tentativo di comprendere di cosa siamo fatti e perchè.

Vivere a Roma è complicato e sublime al tempo stesso, lo sanno bene i miei amici romani, ma offre anche opportunità insperate di 'stare dentro' alle cose di cui parliamo. Potremmo andare a ritroso nel tempo davvero tanto, ma sarà sufficiente guardare agli ultimi cinquecento anni, che a Roma sono impressi nelle 'pietre' di tutti i giorni; nel negozietto del nostro merciaio, in quelle della libreria all'angolo e del macellaio, come in quelle della nostra banca e della jeanseria che ha aperto il mese scorso. Ogni strada del centro ha almeno un palazzo storico di prestigio, con stucchi ed arazzi, soffitti affrescati ed indicazioni turistiche delle famiglie che vi hanno abitato nei secoli e non raramente fino a tutt'oggi. Il privilegio acquisito da queste famiglie affonda le radici nel tempo, a quel tempo antico dove alcuni nascevano con tanta terra di antica proprietà e l'occasione sociale di farla coltivare e produrre da moltitudini di contadini che in cambio avevano finalmente di che sopravvivere, un piatto di minestra o poco più. Questo tipo di organizzazione sociale produceva enormi ricchezze per alcuni privilegiati e queste furono le famiglie che diedero i natali a papi, principi e cardinali, a banchieri e armatori.
I banchieri, fin da allora, non aspettavano il cliente sulla porta, ma finanziavano guerre e le successive ricostruzioni, moltiplicando le fortune e l'influenza su principi, Re, papi ed avventurieri di ogni terra, vicina e lontana, in una parola, determinarono il corso della Storia, in Europa e poi oltremare.

Siamo partiti dall'ABC del privilegio per inquadrarlo come merita: il mondo ha avuto ed ha dei PADRONI e non raramente ci troviamo, oggi come allora, di fronte alle stesse persone, per il tramite di figli, nipoti, pronipoti che assicurano il moltiplicarsi dei patrimoni.

Negli ultimi cinquecento anni sono cambiate alcune cose, ma perlopiù di facciata. Un tale sistema di arricchimento e accumulo di privilegi non può avvenire a caso, non è mai accaduto, ci sono infatti regole ferree che si sono tramandate e di poco cambiate poichè hanno assicurato il successo per secoli. La principale di queste regole, per quanto gli economisti ci girino intorno, è quella che a fronte del privilegio ci deve essere la deprivazione. L'una è funzione dell'altra, indissolubilmente, e le idee di equità sociale sono viste come la rovina e combattute con ogni mezzo, anzi, con grande dispendio di mezzi adatti allo scopo di mantenere lo statu quo.
I grandi movimenti di rappresentanza dei lavoratori, nati in Inghilterra nel corso della Rivoluzione Industriale, a metà dell'800, hanno acquisito potenza e diffusione in Europa fino allo scoppio della prima guerra mondiale. Il fenomeno sociale che portò i lavoratori (cioè gli ex schiavi e poi gli ex servi e poi gli ex sudditi) al centro della Storia, vide il culmine con la Rivoluzione d'Ottobre nella Russia degli Zar, nel 1918.
In Italia i fermenti dei deprivati ripresero con determinazione dopo la fine della prima guerra mondiale, ma i privilegiati di cui abbiamo parlato più sopra non stettero al pericoloso gioco per molto e nei primi anni venti nacque, come per incanto e con soldi, tanti soldi, una destra non storica e parlamentare, ma rivoluzionaria, che consegnò per un ventennio il Paese a Mussolini, braccio armato di quelle famiglie di cui ammiriamo tutt'oggi i sontuosi palazzi nel centro e sulle colline delle nostre città.

Dunque, riepilogando, abbiamo in campo due schieramenti, gli stessi da molti secoli: i privilegiati e i deprivati. Dopo le lotte sindacali degli anni '60 e '70, la gente che al mattino si alza per andare a lavorare o cercare lavoro, aveva ottenuto 'dispendiose' acquisizioni di diritti, ma poi venne il 'lavoro flessibile', le finte partite IVA, i CoCoCo e CoCoPro, la 'bolla' finanziaria e la "nuova" destra, con il principio di Libertà distorto fino a far gridare ad intere folle: LIBERA VOLPE IN LIBERO POLLAIO! Le cose sono insomma tornate al loro posto, quello di sempre, con una società spaccata tristemente in due come ai tempi del papa-Re: privilegiati da una parte e deprivati (derubati) dall'altra.

Carlo Anibaldi, Dicembre 2009
 

Pubblicato il 16/12/2009 alle 14.30 nella rubrica Diario.

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