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COME ERAVAMO?

Destra e sinistra dunque non contano più quasi nulla nel linguaggio politico, o meglio, nel linguaggio della gente, per il semplice fatto che stiamo sempre più diventando una massa indifferenziata dove le idee dei singoli, le qualità dei singoli, i meriti dei singoli, la generosità dei singoli, l'impegno dei singoli, il lavoro, il risparmio, la cultura, lo studio, il sacrificio, son tutti valori che, se appartenenti a soggetti che non appaiono in televisione o sui rotocalchi, non contano perchè non esistono. La tendenza è infatti quella di non far apparire da nessuna parte i singoli non allineati. Purtroppo non è un problema di visibilità, ma di dignità. Quando la società ti cancella, hai perso anche la dignità. Hai uno stipendio ridicolo, sei in cassa integrazione, sei disoccupato, sottooccupato, sfruttato, ma quel che davvero è peggio, sei privato della dignità. Essere poveri oggi, avere oggi scarse disponibilità di danaro o di credito, significa aver 'fallito', non aver saputo profittare delle opportunità offerte. Di qui l'assunzione di dignità di ogni traffichino e truffatore della comunità e al tempo stesso la squalifica sociale delle persone oneste che avevano creduto nel merito, nella giustizia sociale, nel lavoro come affrancamento sociale e personale. Questo è il capitalismo selvaggio della nostra società che dalle democrazie anglosassoni sanno importare sole le storture fallimentari.
Viene allora da chiedersi come eravamo. Quasi non lo ricordiamo più.
Ho trovato la risposta in alcuni vecchi filmati degli anni '60 e '70. Provate anche voi a guardare le facce della gente. Ho guardato attentamente i funerali di Togliatti e di Berlinguer, ma anche quelli di Almirante.
La gente nella folla ha facce semplici, i visi sono segnati dalla fatica di vivere e dai sacrifici quotidiani, ma si vede ben chiara anche la dignità di quei volti, il senso di orgogliosa appartenenza. La trascendenza da una condizione personale anche misera è resa possibile dalla condivisione di un idea.

Tutto questo è andato perduto insieme alla voglia di scendere in piazza. E' sempre più difficile mettere insieme delle folle per un'idea. La causa non sta nella mancanza di idee, ma nella perdità della dignità. Quando da ogni parte ti vien detto che il tuo urlo a squarciagola non lo sente nessuno, quando vedi ogni mese che il lavoro non ti libera dal bisogno, quando sei considerato massa inutile, quando anche il voto alle elezioni non ti consente il potere minimo di influenzare le cose intorno a te, ebbene a quel punto in piazza ci scendi solo per applaudire un cantante pop che ti emoziona. Gli ultimi pezzi del Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli stanno prendendo posto. E allora, musica maestro!

Mi chiedo solo se sia possibile vivere dignitosamente nella nostra società senza essere "cancellati".

Questa domanda interessa oggi tanta gente, fino a tentare tante strade 'personali'. Ma proprio questo è il punto. Le strade personali funzionano in modo illusorio. Il mondo è pieno di persone che se la cantano e se la suonano; al di là del confronto c'è il delirio, possibile.
La politica intesa come trampolino sociale, via personale a sfangarla, ci ha tolto i riferimenti, i punti cardinali.
In fondo le vie personali a cosa si riducono? "Io lavoro bene per me, la mia dignità"; "scrivo un libro.... non importa se nessuno me lo pubblica"; "Mi impegno nel 'sociale', vedo gente, faccio cose...". Ma in questo modo sono già 'sparite' tutte o quasi le voci libere! Non sono infatti molti quelli che possono fondare un giornale... Sono certo che serva un ritorno alla politica, quella vera, quella etica, quella che cerca la via per tutti...e non quella per sfangarla a livello personale, come gran parte dei nostri aspiranti parlamentari di oggi.
                                                                    (Carlo Anibaldi - 2009)

Pubblicato il 24/8/2009 alle 11.54 nella rubrica Diario.

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