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PIU' REALISTI DEL RE

I Giudici che indagano sui presunti delitti di Stato non devono confrontarsi solo coi malandrini, a quanto pare. Esiste anche un malinteso 'senso delle Isituzioni', una sorta di fanatismo di alcuni alti funzionari interrogati dai magistrati, che, all'interno di una specie di soggettiva 'buona fede', fanno muro. La vedova del giornalista assassinato De Mauro, che indagava per conto del cineasta Rosi sul sabotaggio all'aereo di Enrico Mattei per farne un film, riferì, con parole assai vicine alle seguenti, un pensiero espressole dal Generale Dalla Chiesa: queste persone non faranno mai chiarezza, perchè mettersi contro lo Stato è giudicato in ogni caso, sempre, un atto eversivo, anche quando lo Stato sbaglia, forse soprattutto.
E dunque alla domanda: come possono alcuni portarsi nella tomba segreti tanto grandi? Ebbene questa può essere una risposta. Il senso dello Stato spinto fino a questi livelli, questo ostentare più realismo del Re, rende il pensiero di questi personaggi contiguo al pensiero mafioso, direi anzi che esso stesso è pensiero mafioso. Bisogna però dire che raramente le cose sono così semplici, altrimenti i magistrati non sarebbero stati costretti ad archiviare indagini che pur erano arrivate a punti avanzati di comprensione circa la catena i cui anelli legano fatti di sangue e misteri dell'Italia, dal dopoguerra a tutt'oggi.
Studiosi, giornalisti e oramai anche gli storici, in buona parte convergono sull'opinione secondo cui in Italia si sono strutturati, fin dal '46, tre ordini di poteri forti: economico-finanziario, mafioso e politico. Ognuno di questi ha espresso ed esprime, nel tempo, dei 'capi', o megio, dei 'riferimenti'. Fin qui nulla di nuovo, ma già a questo punto è interessante notare che in italia la stampa, e l'informazione in generale, non ha mai costituito un potere autonomo e tentomeno 'forte'. Neppure la Chiesa, che pur in Italia non manca di grande influenza 'terrena', esprime il suo potere senza intermediari. Altra osservazione che è già possibile fare è che la mitica e misteriosa figura di un 'Grande Vecchio' che tenga le fila di ogni cosa, ebbene in Italia non è mai esistita. Piuttosto sono emerse alcune teorie, variamente denominate, in grado di spiegare in modo convincente e spesso acclarato da risultanze testimoniali e giudiziarie, che danno conto di un filo unico e mai interrotto di legame fra i tre poteri, dall'equilibrio o squilibrio dei quali sono dipesi i destini di questo Paese. Mi riferisco ai tentati e ai fermati 'golpe' degli anni '60 e '70, agli assassini di magistrati e giornalisti e alle stragi che hanno insanguinato il Paese fino ai primi anni '90. E' la cosiddetta 'Strategia della Tensione', il cui inizio il pluripresidente dei Consiglio Fanfani, in una sua dichiarazione, fa risalire al tempo del sabotaggio dell'aereo di Enrico Mattei, Presidente dell'ENI nel 1962, ma i più ne vedono l'inizio nel 1969, il 12 dicembre, con la strage alla Banca dell'Agricoltura di Milano, a piazza Fontana.
Una delle teorie che tenta di spiegare depistaggi, misteri, complicità e insomma ogni mancato approdo giudiziario chiarificatore e definitivo dei fatti di sangue, è la 'teoria della Risonanza' o 'Teoria degli Anelli concentrici'.
Questo modo di vedere la travagliata Storia d'italia dal dopoguerra ad oggi immagina un diffuso e capillare sistema di clientele, favori e ricatti incrociati, in grazia dei quali molti personaggi che orbitano intorno ad un determinato 'potere forte', al quale devono tutto, danaro, potere e agi diversamente non immaginabili, ma anche spazi per sognare fanatismi totalitari, sono disposti a tutto per difendere lo statu quo. Non è dunque necessario che un personaggio potente indichi, come in molti vecchi film, a qualcuno le minacce da neutralizzare ed in che modo, in quanto la minaccia a quel personaggio è in realtà una minaccia ad un sistema consolidato che assicura facili arricchimenti e potere ad un intero anello di persone che gli orbitano intorno e che non necessariamente si conoscono tra loro. Semplicemente l'anello entra in 'agitazione' e spesso in risonanza con gli anelli contigui ad altri potenti, moltiplicando la forza d'impatto e la violenza connessa. A questa teoria rispondono bene, ad esempio fra i tanti, gli omicidi di Pasolini e Pecorelli, ma anche Borsellino e Falcone. In questa maniera, e forse solo in questa maniera, è possibile spiegare come si siano rese possibili azioni di depistaggio, sottrazione di prove, creazione di false prove, da parte di alti e bassi gradi dei servizi di intelligence. E' possibile spiegare anche come si siano potuti creare gruppi di fuoco apparentemente privi di veri mandanti. E' infine possibile capire come elementi mafiosi, elementi capitalisti e funzionari dello Stato potessero convergere, anche separatamente, sugli stessi obbiettivi. Quando ad esempio si dice: il Generale Dalla Chiesa fu lasciato solo, fu abbandonato dallo Stato, significa che nell'improvviso silenzio della politica è maturato una sorta di silenzio-assenso per l'altro potere, quello mafioso.
La loggia massonica deviata chiamata P2, definita dal Presidente Pertini 'un'associazione a delinquere', oggi disciolta e probabilmente riformata con diverso nome, come alcune indagini bruscamente interrotte tendevano a dimostrare, accumunava persone di diversa provenienza, ma animate dagli stessi intenti: arricchimenti illeciti, anticomunismo viscerale, potere sulle masse. Un punto di incontro di diversi 'anelli' insomma, col compito principale di coordinare gli sforzi verso l'obbiettivo, il cosiddetto 'Piano di Rinascita Democratica'. Tale piano, come è noto dalle carte della Commissione Parlamentare d'inchiesta del 1981, presieduta dalla senatrice Tina Anselmi, prevede che per gradi successivi si giunga a quello che in sintesi è chiamato il 'golpe bianco'. Vale a dire una situazione dove, senza grossolano spargimento di sangue, si instauri un regime dove gente come me e voi non contano assolutamente nulla, meno di zero, e una ristretta e selezionata cerchia di accoliti si spartiscono privilegi, potere, impunità e ricchezze. Qualcuno con l'aria di saperla lunga ha affermato che se l'Italia degli anni '70 non fu come l'Argentina o la Grecia dei colonnelli fu solo per questioni logistiche: spostare anche una sola divisione corazzata dal Friuli a Roma avrebbe significato almeno 5 giorni e addio effetto 'sorpresa'. Un 'golpe' o lo puoi fare in una notte o non lo fai. Dunque non una Repubblica fondata sui valori della Resistenza, come ci hanno imbonito per due ventenni, ma fondata sulle idee di golpisti sfigati costretti a 'ripiegare' sulla realizzazione del piano di Rinascita Democratica dei pduisti: svuotamento dei partiti politici, asservimento dell'informazione, controllo della finanza e dei servizi di intelligence. 
Si vede bene che gli ideali di tante persone che hanno di fatto 'comandato' l'Italia dal dopoguerra ad oggi, sono l'esatto contrario di quelli della Rivoluzione Francese, che all'Italia è tanto mancata, vale a dire: privazione della Libertà reale, Diseguaglianza sociale e pernacchie alla solidarietà.

(Carlo Anibaldi 2009)

Pubblicato il 26/7/2009 alle 7.34 nella rubrica Diario.

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