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UN ATTEGGIAMENTO EROICO

 (di Carlo Anibaldi – dic. 2008)

Coloro, fra i miei quattro lettori, che nei loro studi un po' si sono occupati di come funziona la mente intesa come "organo", hanno capito dal titolo dell'articolo di cosa vado a parlare: l'urgenza di adottare uno stile di vita "eroico" come sola maniera per uscire dalla crisi. Non mi riferisco alla crisi economica, che è solo una delle conseguenze, ma alla crisi di riferimenti, valori, senso, che insieme caratterizzano questo inizio del terzo millennio.

Le cronache di questi giorni di fine 2008 sono un tale concentrato infernale di disvalori che, tutti insieme, vanno quasi a costituire un "vaccino" che tenderà ad immunizzarci per le nefandezze future, finiremo per non accorgerci nemmeno di quanto e in che direzione il mondo sta cambiando. L'inizio del secolo scorso ha visto polverizzarsi il "piccolo mondo antico" e nei primi anni di questo secolo stiamo assistendo alla distruzione di quel che di buono era risorto dalle ceneri di un mondo sconvolto: la dignità del lavoro, l'antifascismo, la democrazia, la libertà.

I furbi di tutto il mondo si sono come uniti contro l'intelligenza ed hanno intravisto la vittoria su valori ai loro occhi meno "remunerativi", hanno fatto quadrato e fatto scempio di principi che sembravano acquisiti: la solidarietà, una vita degna come frutto del lavoro, il progresso generazionale, la libertà, il merito, la giustizia, la cultura, l'onestà.

Il Presidente della Nazione più influente del mondo viene preso a scarpate alla fine di otto anni di mandato; un miliardario con al polso orologi che valgono appartamenti viene acclamato, nel bel mezzo della vecchia Europa, come Salvatore della Patria, dalle tasse e dai "comunisti"; fascisti ed ex fascisti disquisiscono in TV circa le Leggi Razziali del '38; milioni di persone costrette a lavorare per stipendi che non consentono la sopravvivenza economica; chi non gestisce la sua professionalità per arricchire, ma per condurre una vita onesta, degna e coerente viene deriso, tiranneggiato, emarginato, punito, sia esso magistrato, medico, giornalista o ricercatore; Santa Romana Chiesa non ha ancora fatto pace col suo passato e anzi continua a discriminare, condannare, scomunicare, senza aver mai messo fuori dai loro portoni un fascista, un tangentista, un mafioso, un faccendiere, e nemmeno un piduista; la percentuale di inquisiti e condannati è maggiore nel Parlamento che in qualsiasi condominio d'Italia; salvo eccezioni, non ancora verificate, ma il tempo è galantuomo, gli amministratori locali amministrano la cosa pubblica a vantaggio, in primis, proprio e di parenti e amici. Il nostro debito pubblico più grande del mondo è in gran parte dovuto alle ruberie delle numerose mafie di vario livello e per l'altra parte ad un'evasione fiscale da record, ciò nonostante nessun governante ha chiesto i voti per far piazza pulita di tutto questo, dimenticando che ci sono tanti mestieri più facili, cui nessuno chiede di contrastare i mafiosi e gli evasori. Questo è il quadro della situazione nella nostra bella Italia, ma il resto del mondo, stiamo vedendo in questi ultimi mesi, non ha molto da insegnarci, salvo forse che una giustizia dalle mani legate è roba da Repubblica delle Banane. La caduta di valori è universale ed è bene chiarire subito ai politici che ogni sera vanno in TV a "buttarla in caciara", che non c'è libertà senza libertà dal bisogno, non c'è democrazia senza informazione plurale, non c'è giustizia senza certezza della pena, uguale per tutti.

Dopo questo che abbiamo sotto gli occhi, qualunque persona di media intelligenza, medio senso etico, media onestà, comincia a chiedersi: come posso far sopravvivere la mia anima? Come posso fare qualcosa di buono per me, per gli altri, per la mia famiglia, in un mondo consegnato ai furbi e ai disonesti anche intellettuali? A mio parere, ma so di essere in buona compagnia, la sola salvezza ci proviene dall'assumere quell'atteggiamento, quello stile di vita eroico che dicevo all'inizio di questa chiacchierata. Ci sono lavori da apprendista e lavori da Maestro, ebbene in questi tempi di mare grosso gli uomini semplici, di buona volontà, il popolo sano, è obbligato a diventare Maestro ed assumere atteggiamenti eroici. L'Eroe, per definizione, è un uomo senza guida e senza altro riferimento che non sia se stesso, con quello che ha dentro, con quello che ha imparato, solo col suo bagaglio nell'affrontare compiti che sono diventati improvvisamente grandi. Evviva i mille e mille Eroi che ogni giorno riescono a mettere un mattone per la casa dei nostri figli.

Pubblicato il 17/12/2008 alle 14.5 nella rubrica Diario.

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