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Il quotidiano fra Cronaca e Storia

 

(di Carlo Anibaldi – Giugno 2008)

Talvolta ci sono notizie sui giornali che a leggerle oltre il significato di cronaca del quotidiano, danno il segno dei tempi che cambiano, di valori che tramontano, di altri che sorgono e di altri ancora che ritornano. Non s'è mai visto che la società degli umani sia stata in perenne crescita evolutiva. Noti filosofi, vecchi e nuovi, hanno ben studiato il fenomeno e ai più appare chiara la discontinuità temporale e perfino geografica dei processi evolutivi. Per intenderci, è un processo evolutivo quello che, ad esempio, ha preso a considerare un'abnormità la schiavitù, la liceità dell'omicidio d'onore e della legge del "taglione" o anche fenomeni di minore impatto come il fumo nelle scuole e negli ospedali. I sociologi ci hanno spiegato che c'è una sorta di processo imitativo alla base dei fenomeni sia evolutivi che regressivi di un corpo sociale, anche ristretto, non necessariamente planetario. In Italia e in Francia, ad esempio, per tutto il Novecento si sono alternate vicende connotate da fenomeni di lotta di classe, che a seconda dei momenti storici, anche internazionali, hanno visto prevalere talvolta valori societari tendenti al conservatorismo e talvolta quelli tendenti al progressismo. Molta fortuna ebbe l'idea di poter dividere e classificare la società in una Destra storica e una Sinistra storica, con riferimento alle ali contrapposte dell'emiciclo del Parlamento, con l'intento di rappresentare immutabili tendenze individuali. A livello nazionale e internazionale entrambi gli schieramenti hanno toccato con mano, nel corso di un secolo, tutte le possibili aberrazioni dell'affermazione decisa di una parte sull'altra.

Con la fine del Secolo Breve (1991) s'è fatta strada l'idea che una tale rappresentazione della società è artificiosa come è artificioso pensare che si possano suddividere gli individui in base alle loro tendenze in tema di egualitarismo, tolleranza, progressismo, conservatorismo. Questo errore è oggi (2008) evidente anche agli osservatori più disattenti. Quando la regressione economica è globale, quando il petrolio vola verso i 200 dollari al barile, che senso ha per la gente comune il concetto di progressismo? Come si può essere progressisti quando non c'è progresso e la crescita è zero e il futuro appare fosco? Per le stesse ragioni, che senso ha il conservatorismo quando non ci sono i soldi per fare la spesa? Nemmeno per il laureato 110 con lode? Conservare che cosa? Quali valori? Ci eravamo fatti l'idea che i "barboni" erano individui instabili psichici, alcolisti, ai margini della società per la soggettiva impossibilità ad inserirsi. Lo pensiamo ancora guardando al futuro dei nostri figli, molti dei quali senza casa, senza lavoro, senza pensione?

Gli esseri umani sono creature assai complesse, le più complesse del Creato, viste le loro possibilità di discriminare, di trascendere gli istinti primordiali. In quanto creature complesse, appare ridicolo quel politico che si rivolge alla "gente", appellandosi a valori universali lontani dalla "pancia" e dunque dalle paure e dai bisogni. Come del resto appare inadeguato anche quel politico che si rivolge esclusivamente alle "pance" dimenticando la complessità degli individui. Ecco dunque spiegati "fenomeni" politici di massa che hanno determinato, in questo 2008, la sparizione quantitativa della sinistra idealista e il successo (3 milioni di voti alla Lega Nord) di partiti che promettono di sedare le paure della "gente", privi di ideali, ma vicini al territorio e dunque ai problemi del quotidiano.

Con la scorta di queste osservazioni, tornando alle pagine di cronaca del giornale di oggi, non è difficile cogliere il senso del diffuso quanto inconsueto spregio di valori solidaristici, egualitaristici, etici. Leggiamo ad esempio che oggi lo stipendio di un manager pubblico, di quelli che lavorano con soldi pubblici, è quantificato mille e più volte quello di un suo dipendente che deve scegliere se pagare le bollette o mangiare. Leggiamo anche che alcuni medici in talune strutture private sono pagati 6-8 euro/ora, come colf, a meno che non accettino compromessi grandguignoleschi di pompaggio delle fatture alle ASL, possono allora anche arricchirsi.

La Storia dunque sembra in questo momento andare all'incontrario: son tornati i "Padroni delle Ferriere" e i "negrieri", altro che progresso! Non dovremmo comunque spaventarci troppo, la Storia fa così: un passo avanti e mezzo indietro; è una questione di complessità, come abbiamo visto, ma forse soprattutto di disequilibri economici che rendono talvolta vincenti valori aberranti come il cinismo, l'ingiustizia sociale e l' egoismo, come è sempre accaduto.

Pubblicato il 31/7/2008 alle 8.25 nella rubrica Diario.

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