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BLOG DI CARLO ANIBALDI - Come cambia la Democrazia al tempo della Grande Rete
23 maggio 2011
NAZIONALISTI SENZA NAZIONE

 Nel giorno Anniversario della strage di Capaci, voglio dedicare a quei nostri eroi una semplice riflessione.

 

Quando per ragioni storiche ci sono dei luoghi che non sono Nazione ma solo Stato, accade che le peggiori rappresentazioni del sentimento nazionale, il nazionalismo, assuma le forme antiche e antropologicamente primitive di Famiglia, Clan, Mafia. All'interno di queste strutture sociali vigono gli stessi valori del nazionalismo che conosciamo, vale a dire autoritarismo piramidale, fascismo, restrizioni dell'arbitrio, sopruso, solidarismo ristretto, generosità interessata, plagio delle menti, repressione del dissenso. Queste, a ben osservare, sono le caratteristiche base della famiglia italiana media, dei clan e delle mafie. Strutture che le menti più evolute hanno alla fine compreso essere portatrici di valori solo apparentemente aggreganti, ma in realtà inibenti la crescita individuale, venduta per una sicurezza dal sentirsi nulla ed in balia di altri clan. Sono cose antiche, che già quando si accendeva il fuoco sfregando pietre, costituivano i valori fondanti. Ebbene questo nostro popolo che non può essere una Nazione, non è stato aiutato da nessuno ad esserlo, nemmeno dalla struttura aggregante per eccellenza, la Chiesa, che anzi, con i suoi centomila campanili, ha rafforzato le divisioni ed i valori di clan, facendo apparire come momenti aggreganti e solidaristici valori che non lo sono mai stati, nemmeno come icona, a partire da quel San Martino che divide il mantello col poverello senza neanche scendere da cavallo; oppure questi Papi buoni e santi che alla crescita di un impero secolarizzato nelle massime espressioni, hanno dedicato tutto il loro essere pastori di anime.  In questo luogo non-luogo che si chiama Italia accade dunque che quando un pugliese, un sardo, un siciliano o un veneto, un ceppalonico o un lombardo, acceda a cariche istituzionali, nella magggioranza dei casi non dimentichi affatto, non può, di appartenere ad un clan, una famiglia, un paesello, una mafia e allora il suo agire sarà coerente con quei valori e non certo con valori nazionali mai sentiti nel petto e nella mente. Sono questioni queste che abbisognano di secoli di Storia per vedere una soluzione nella nascita di un sentimento nazionale...visto anche che le scorciatoie, vale a dire l'abbattimento di centomila campanili e un esame psicoattitudinale per accedere a cariche pubbliche, a cominciare dall'amministratore di condominio in su, non appaiono strade praticabili.    Carlo Anibaldi - Maggio 2011

14 aprile 2011
SIAMO AL CENTRO DI UNA FINESTRA DECISIONALE

 I sintomi di una decadenza inesorabile ci sono tutti, non solo in Italia. Incertezza economica, potenzialità delle nuove generazioni inferiori a quelle delle vecchie, vilipendio delle risorse ambientali, esaurimento delle fonti energetiche non rinnovabili, valori relazionali impoveriti, allargamento della forbice delle diseguaglianze sociali, preponderanza di valori non aggreganti. Verrebbe da allargare le braccia. Cosa può il singolo di fronte a fenomeni di tale portata?
In soccorso ci viene la Fisica moderna, strano ma possibile, a detta di parecchi studiosi. Da pochi decenni siamo entrati in una nuova era della Fisica. Siamo, senza accergercene troppo, nella terza fase, quella della Fisica olistica. Al tempo di Newton si posero le basi della fisica moderna e si affermò una visione meccanicistica dei fenomeni, le leggi della termodinamica e la fisica dello spostamento delle masse cambiarono il mondo e diedero vita alla Rivoluzione Industriale, con tutti i cambiamenti sociali connessi alle nuove scoperte. Einstein e i fisici del suo tempo aprirono la seconda Era della Fisica, quella relativistica e quella dei quanti. La scoperta della non assolutezza di tempo e spazio e che la velocità della luce non era il massimo concepibile, ma un ventimillesimo di quanto possibile in natura, aprì nuovi orizzonti al modo di pensare il creato e le creature, l'energia e lo spazio.  Oggi siamo dunque nella terza Era della Fisica, detta olistica o non-local, poichè con esperimenti, misurabili e riproducibili, si è potuto dimostrare che il micromondo sub-atomico e il macromondo dell'Universo rispondono a leggi che non potevamo nemmeno immaginare: non esistono sistemi chiusi, ad esempio un cavallo è un sistema, il fiume un altro, l'uomo un altro ancora e poi la montagna, le nuvole, il passato, il futuro, la foresta, la città e così via all'infinito in un Universo che per millenni ci è parso separato al suo interno e costituito da sistemi indipendenti.  Semplificando un po', si può oggi dire che l'Universo e tutto il suo contenuto sono 'non localizzati', nel senso che l'aggregazione delle particelle a formare due individui, non è cosa definitiva e assoluta. Sono stati compiuti esperimenti su gemelli, all'inizio, e s'è fisicamente dimostrato che la ferita inferta ad un gemello causava dolore all'altro, indipendentemente dalla distanza e consapevolezza. Altri esperimenti sono stati condotti nel mondo vegetale. La spiegazione a questi fenomeni di teleportazione non poteva che essere olistica, vale a dire che nell'Universo tutto è connesso e interscambiabile a livello subatomico e quello che appare separato e diverso nel mondo che vediamo, è invece ricco di mediazioni e connessioni nel mondo sottile, con scambio continuo di particelle, fisiche e/o energetiche.
Una tale visione delle cose sposta parecchio in avanti le nostre conoscenze o almeno la possibilità di conoscere i fenomeni, quali i disastri ambientali, quelli di recessioni economiche globali, di crollo e nascita di modelli, di fenomeni naturali apparentemente inspiegabili, di stati "d'animo" collettivi. Molti individui 'sensibili' soffrono in prima persona per una deforestazione o per l'oppressione di una dittatura su un popolo lontano. Moltissime persone hanno sofferto per l'Olocausto, perpetrato 60 anni prima a danno del popolo ebraico, come fosse cosa attuale e vicina fisicamente.
 I fenomeni di sfregio alle leggi della Natura, sia quella fisica che quella che concerne i sentimenti profondi degli esseri umani, possono subire compressioni che durano decenni, ma poi si apre un momento detto 'finestra decisionale' che precede di poco il Punto del Caos. Dopo quel punto è possibile uscirne alla grande o precipitare.  Alla luce delle scoperte del nuova fisica, sembra proprio che i destini del mondo siano in mano alle singole nostre microenergie, che tutte insieme determinano il fenomeno.
Ma sentiamo cosa ci dice in proposito un cervello davvero grande che è una punta avanzata dell'Umanità, il prof. Ervin Laszlo, il maggior esperto mondiale di Teoria dei Sistemi e Teoria Generale dell'Evoluzione:
"In una finestra decisionale, i singoli individui possono creare coscientemente le piccole ma potenzialmente potenti fluttuazioni che potrebbero 'far saltare' e decidere il percorso evolutivo che sarà adottato dalla loro società. Possono far pendere il sistema verso un'evoluzione in linea con le loro speranze e aspettative. Allora il Punto del Caos non sarà necessariamente portatore di un collasso globale. potrebbe essere l'araldo, l'annuncio del salto verso una nuova civiltà.....Dove andremo, spetta a noi deciderlo".
[Carlo Anibaldi - 2011]


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29 novembre 2010
LA LEZIONE DI WIKILEAKS

Wikileaks ha mostrato anche agli analfabeti informatici la potenza del web. Ovviamente le persone 'antiche', di qualunque simpatia politica, quelle cioè che hanno acquisito potere e spesso anche danaro dal sistema di derivazione ottocentesca, si mostrano 'atterrite' e 'sconcertate', vedono cioè segnali di fine del mond...o. Hanno ragione, un pezzo di mondo sta davvero finendo, come già dissero gli stallieri quando fu inventato il motore a scoppio. L'altra metà del mondo invece salta sui tavoli dalla gioia. I santuari della cultura, della politica e dell'economia sono stati profanati e non certo da ieri, dall'informazione capillare, quella cioè che fornisce dati asciutti in quantità inimmaginabile solo fino a qualche anno fa. I dati, infatti, quando sono a conoscenza di intere moltitudini, hanno il potere di travolgere le opinioni, mostrarle per quello che sono, vale a dire manipolazioni della realtà, che invariabilmente è invece costituita da numeri, immagini, cose e persone. Una vera rivoluzione dunque, con il potere di far 'impazzire' lo zoccolo duro dell'establisement, come ogni rivoluzione del resto.
Ciò che ogni giorno di più risulta 'spendibile' è il dato informativo, quello cioè che oggi può essere verificato in tempo reale, attraverso un semplice schermo sulla propria scrivania. Questo vale nelle professioni, in politica, in economia e finanza. Siamo cioè nel mondo delle 'evidenze', un posto che non lascia spazio alle interpretazioni di 'scuola' e linee di 'condotta'. Ad esempio oggi un medico o un farmacista, ma anche un consulente finanziario o un consigliere politico, hanno finalmente grandi difficoltà ad affermare principi di scuola, di appartenenza o di convenienza, stante che ogni utente può verificare in tempo reale se le evidenze mondiali sono in linea con la 'prescrizione' ottenuta.
Quelli de "il bucato a mano è meglio" hanno continuato a strillare per anni dopo l'invenzione della lavatrice, ma poi si sono zittiti e si sono estinti, ovviamente.

Carlo Anibaldi - 2010


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sentimenti
23 novembre 2010
RADIOLONDRA
Quella per uno Stato Laico è la Madre di tutte le battaglie, il resto è psicoterapia [quasi] gratis ...o peggio. Il cosiddetto sentimento religioso nasce infatti dalla difficoltà che generalmente abbiamo nel comunicare con le parti alte della psiche, quelle che ci differenziano dagli altri animali, il settimo velo degli indù, la 'spiritualità' degli occidentali. Alcuni chiamano tutto ciò Amore o addirittura Fede. Altro che 'acqua pubblica' e pale eoliche, qua siamo di fronte al più colossale plagio della storia dell'umanità. Lungo secoli, anzi millenni, si sono presi ciò che ci appartiene, le pulsioni spirituali, vale a dire l'innata tendenza evolutiva dell'essere umano, e ne hanno fatto un centro di potere e ricchezza per poche migliaia di pretoni, cardinaloni, guru e altre scemenze delle gerarchie delle religioni monoteiste. Un leone o una capra sono la stessa cosa da millenni, gli esseri umani hanno invece capacità evolutive grazie al pensiero organizzato e su questa cosa semplice e grandiosa, questi ladroni ci hanno costruito sopra un impero. Dunque dal mio punto di vista essere ateo non significa semplicemente non credere all'esistenza di dio, ma contrastare un esercito di ipocriti che ritira pagnotte e distribuisce briciole. [Carlo Anibaldi - 2010]
 



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22 novembre 2010
I GIOVANI E LA POLITICA DEL "ME NE FREGO DELLA POLITICA".

E' talmente penoso lo sguardo sulla politica in mano ai 40-90enni di oggi, che i giovani, sempre più spesso e con qualche ragione, sono nauseati e orientati verso lo zero politico. Nelle loro bacheche qua su FB sempre più spesso la voce 'orientamento politico' è lasciata in bianco o con qualche fantasiosa didascalia con riferimento al fatto che si può vivere bene senza occuparsi di questo schifo.

 

Il corso di questa tendenza ha le sue ragioni storiche e difficilmente cambierà a chiacchiere, ma due parole su 'sta cosa è importante dirle.

Innanzitutto la politica e il votare alle elezioni sono due cose talmente diverse, anche per genere, che è come mangiare cavoli a merenda, per capirsi. Eppure vedo tanta confusione su questo punto. Farò un esempio, di quelli che mi piacciono perchè affondano nella Storia e non nelle opinioni, che anche nella stessa persona possono cambiare anche otto volte nella vita.

Al tempo della prima Rivoluzione Industriale, parliamo quindi di Inghilterra, un periodo di una sessantina di anni, fino al 1830 circa, quando la scoperta della corrente elettrica e delle sue applicazioni, diede il via alla seconda Rivoluzione Industriale, ebbene in quel tempo il bisogno di mano d'opera crebbe moltissimo. La mano d'opera veniva reclutata nelle campagne, i bambini erano tantissimi, in percentuale molti più di oggi. Molti di questi erano orfanelli e moltissimi quelli abbandonati per l'estrema povertà dei genitori, che lavoravano come schiavi dei latifondisti, senza diritto alcuno, in quanto questa gente era considerata parte integrante della proprietà tarriera, come gli alberi e i muretti. I bambini venivano impiegati a migliaia, dai sette anni in poi, nelle filiere e nei tessitoi ed in compenso sfamati e forniti di un tetto alla meglio. La mortalità era talmente alta che all'epoca ci si lamentava del fatto che pochi di questi bambini arrivavano ad un'età tale da poter imparare un mestiere. Una questione economica insomma, nulla di diverso da questo.

 Queste sono cose tristi e note, ma il punto su cui non si riflette mai abbastanza è che queste situazioni sociali vanno giudicate con lo sguardo di allora e dunque relativamente alle generazioni che li precedettero e non, come possiamo fare facilmente noi, guardando alle generazioni che sono seguite. Gli uomini e le donne di quei tempi non erano persone malvage, al contrario, guardando alle generazioni che li avevano preceduti, qualcosa fu fatto per allestire dormitori, per riscaldarli un po' e per sfamare questi bambini, che se abbandonati a se stessi morivano prima di poter lavorare nelle filiere.

Quello che voglio dire con questo esempio, è che l'evoluzione della Coscienza non si è mai fermata, indipendentemente dal fatto che a governare ci fosse gente 'illuminata' o regnanti assoluti, Imperatori, ladri, assassini o addirittura nazisti.

 

Tutta l'evoluzione della Coscienza che abbiamo avuto, dall'Impero Romano ad oggi, è POLITICA, vale a dire la necessità di occuparsi dell'interesse di molti, che invece occuparsi degli interessi propri è cosa ovvia e risale al tempo delle caverne. Se questa è la 'novità', cioè accuparsi esclusivamente della propria felicità, le delusioni saranno allora un diluvio senza fine.

 

Allora quei giovani che ritengono cosa inutile 'occuparsi' di politica credo dovrebbero soffermarsi sul fatto che non c'è modo di fermarsi su una spiaggia o su una panchina con la fidanzata a guardare il mondo che rotola, in quanto o si va avanti o si torna indietro, la felicità individuale non esiste, è una fantasia mai realizzata. La felicità o è collettiva o non è. Ovviamente non sono io a dirlo, ma millenni di evoluzione delle coscienze. Ogni volta che ci si è fermati, per qualsiasi buona ragione, si è rotolati un po' all'indietro.

[Carlo Anibaldi - 2010]


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CULTURA
2 luglio 2010
PERCHE' IL PENSIERO ANARCHICO OGGI

Anarchismo non è sinonimo di 'facciamo come ci pare', questo è lo stravolgimento di un'idea, oltre che di un termine. Il pensiero anarchico è sintetizzabile nella bella idea che vuole che ognuno sia così partecipe del bene comune da potersi governare da solo senza pregiudicare l'altro. Dunque nulla a che vedere con il comunismo o la democrazia rappresentativa, cui è sottesa l'idea che le masse siano incapaci di evolvere e dunque bisognose di essere 'governate', per lo più da persone bramose di potere e ricchezza personale.
Il terzo millennio è iniziato con una crisi profonda dei modelli e quasi sempre ciò è avvenuto perchè le idee, alla fine, camminano sulle gambe dei peggiori. Lo diceva già Lenin un secolo fà. Dunque non le idee mancano, ma uomini giusti che vogliano prendersi l'onere di occuparsi di politica, intesa come cura della cosa pubblica. E' un ossimoro, mi rendo conto, del genere 'mi sento vivo da morire'.
Infatti gli uomini 'giusti' generalmente stanno alla larga dalla politica, che è l'arte del compromesso e talvolta della sopraffazione.
Gli ideali anarchici sono utopici, ne convengo, ma non più di quelli della democrazia e del comunismo o del capitalismo. Alla base di tutto questo discorso c'è l'uomo e le sue possibilità evolutive. Dunque dobbiamo dare per scontato che le possibilità ci sono, perchè ci sono sempre state e ci hanno condotto fuori dalla barbarie e dalla legge della jungla. Sappiamo anche che la barbarie cova sotto la cenere ed è pronta a riprendere vigore ogni volta che gli uomini 'giusti' mollano.
Dunque non si tratta di ripulire il mondo dai furbi, dagli ignoranti, dagli egoisti e dai sopraffattori (questa è davvero utopia, poichè i percorsi di crescita sono individuali, c'è chi evolve in un anno e chi non gli basta una vita intera), ma di far sentire queste persone come si sente un fumatore in un parco di Santa Monica: un individuo antico.
In questa società occidentale gli 'antichi' sono invece al potere e radicano nelle menti deboli ideali da par loro e gli uomini 'giusti' si nascondono, poichè le minoranze sono perseguitate fino a che il mondo è guidato dai cosiddetti 'governanti'.
Ecco, spostare questi equilibri, capovolgere il sentire comune è il mestiere dell'Utopia.
Dal punto di vista anarchico è sbagliato perfino il concetto di 'maggioranza', alla base della democrazia. Un esempio paradossale per spiegarmi meglio. Secondo il principio di maggioranza gli handicappati dovrebbero strisciare su e giù per le scale e invece ha vinto il principio di minoranza, non puoi più costruire case e uffici con barriere architettoniche perchè non è vero che la maggioranza rappresenta il meglio per tutti.
I movimenti anarchici hanno anche frange che usano violenza, ritenuta commisurata alla violenza subita, ed è perlopiù diretta alle cose e non alle persone, allo scopo di richiamare l'attenzione dei media. Su questo si può discutere all'infinito, ne convengo, ma alla fine non ne risulta sminuito il principio base sotteso: chi intende 'governarci', inevitabilmente ci pensa e ci tratta come bestiame, altrimenti non avrebbe scelto di guadagnarsi da vivere 'governando' i propri simili.
Questo è ritenuto un principio da abbattere, filosoficamente parlando, come fu abbattuto quello della schiavitù, della segregazione razziale e del lavoro minorile, per dar posto al diritto all'istruzione, al lavoro e al suffragio universale. Tutto ciò è costato lacrime e sangue lungo centinaia di anni, in quanto non accade mai che si salga da qualche parte prendendo strade in discesa. La 'globalizzazione' non è,
come spesso i media tentano di farci credere, un fenomeno ineluttabile, ma il tentativo di riunire il potere in pochissime mani. Questa oligarchia, economica, finanziaria e politica, si propone di governare il mondo più di quanto stia già facendo. Dal punto di vista anarchico e dei movimenti no-global, tutti i movimenti e i partiti, portano acqua a quel mulino.
Il futuro penso possa avvalersi del pensiero anarchico, poichè sempre più persone non intendono vivere la propria vita all'interno di un gioco di ruolo, dove tutto è previsto, indirizzato, manipolato, finto.
Cito il pensiero anarchico poiché è una delle poche forme mentis slegate dal forte bisogno di essere servi o padroni o entrambi e dunque non liberi di considerare la nostra unicità e, alla fine, solitudine nell'universo.
Anarchia è sinonimo di Utopia esattamente come lo era la Democrazia al tempo di Cesare. Dunque nessuna utopia, ma un'alternativa, una possibilità. Il fatto che tale alternativa necessiti di una rivoluzione sociale è vero, ma non più di quanto furono necessari altri stravolgimenti sociali per l'affermarsi del capitalismo, del fascismo e del nazionalsocialismo.
L'idea che gli anarchici siano dei comunisti rivoluzionari è ovviamente falsa e fonte di confusione in coloro che sono in animo di sistemare etichette, ha comunque preso piede per via del fatto che ovunque ci sia stato da passare a vie di fatto per abbattere il potere costituito, gli anarchici c'erano e sempre in prima fila. A cominciare dalla Rivoluzione russa, ma anche prima.
In verità, gli anarchici semplicemente sanno che senza rivoluzione sociale qualunque cosa si faccia è un piacere allo statu quo, e allora si sono trovati spesso al fianco di movimenti rivoluzionari comunisti.
Gli anarchici non fanno una questione di potere buono e potere cattivo, dunque non possono essere comunisti esattamente come non possono essere nazionalisti. L'anarchia è anche altro... un modo di essere, una mentalità, un modo di vivere, un concetto e una visione differente della vita. E' autonomia, rispetto, solidarietà, universalità, tolleranza, insomma... se la conosci t'innammori, affermano con forza.
In vista di un sovvertimento sociale, gli anarchici sanno che opposte fazioni si contenderanno poi il potere. Per questa ragione la loro azione, diciamo 'prerivoluzionaria', è rivolta a promuovere il rifiuto di ogni forma di potere dell'uomo sull'uomo, a convincere insomma le masse che non esiste la necessità di essere servi o padroni, poichè questo assunto è solo un'invenzione di menti astute e antiche come il mondo, non una legge di natura.
                                                                                                                 

                                                                                                                                                 [Carlo Anibaldi - Maggio 2010]


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permalink | inviato da carlow il 2/7/2010 alle 23:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
CULTURA
4 aprile 2010
LA SIMBOLOGIA DELLA PASQUA QUEST'ANNO E' TUTTA A L'AQUILA

Rifacendosi alle antiche scritture, nel 325 d.C. il Concilio di Nicea stabilì che la Pasqua cristiana sarebbe stata celebrata la domenica seguente il primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera. Per questa ragione la Pasqua non cade mai lo stesso giorno come il Natale. Alcuni chiamano questo giorno Pasqua di Resurrezione, altri semplicemente Festa della Primavera, poichè in questo periodo, ogni anno dalla notte dei tempi, la Natura risorge e riprende a dare i suoi frutti. Una simbologia talmente radicata fra i Simboli dell'Umanità che di certo i padri della Chiesa non tardarono troppo ad appropriarsene, non primo e non ultimo, giusto circa 300 anni dopo la morte di Cristo.

Comunque sia, oggi è una gran festa per tutti, forse la più bella dell'anno per l'intensità dei simboli connessi. Sarà anche per il mio quarto di sangue abruzzese, in onore di una mia nonna di origini abruzzesi, che ritengo più che appropriato dedicare a l'Aquila e agli aquilani questa giornata, dove ogni simbolo legato a questo giorno sembra parlarci di quella gente.

Solo una guerra devastante e poche altre cose in verità, a questo mondo è in grado di portarti via tutto, ma davvero tutto. Il terremoto è una di queste poche cose, forse la peggiore a causa della repentinità che non lascia il tempo di capire, che sfuma drammaticamente il prima e il dopo.
Una crisi economica, una dittatura, una pestilenza, sono cose che annientano, ma ti lasciano le pietre, i segni del tempo e della continuità; sei comunque nella condizione di comprendere le cose alla base degli equilibri psicologici di esseri viventi così complessi quali siamo. Il centro storico di una città è per la gente di quel posto il segno tangibile di faccende impalpabili come il nostro passaggio in questo mondo, considerarne le radici e le discendenze, assumere una filosofia che trascende il personale per abbracciare significati più ampi. Vivere in posti che sono esistiti ed esisteranno indipendentemente dal tuo passaggio, aiuta a comprendere concetti astratti ma fondanti come la Storia, il senso civico, la collaborazione, il progresso, la solidarietà. Non a caso le regioni del mondo che sono state nei secoli le più martoriate dai terremoti, sono anche le regioni più povere, non solo di beni materiali, ma anche di valori che spingono al progresso. Chi cresce fra le macerie di ogni cosa che costruisce, non ha infatti la possibilità di concepire concetti apparentemente semplici come futuro, progresso, emancipazione. Il mondo si restringe ad un qui ed ora che non finisce mai, le passate e future generazioni non assumono dimensioni storiche nelle menti di queste sfortunate popolazioni. Il fattore sopravvivenza assume proporzioni gigantesche e si prende tutto lo spazio mentale e le energie psichiche. La povertà di queste zone del pianeta sono il drammatico segno dell'impossibilità di scrivere la Storia e dunque la mancanza forzosa di un progetto.
In questa ottica, la ricostruzione della città de L'Aquila assume connotati di urgenza e spiega tanta della sofferenza di quella gente al vedersi ancora, dopo un anno, circondati da macerie. La vita si è fermata nei suoi valori più profondi e non sarà un tetto qualunque sopra la testa a lenire questa sofferenza, questa perdita.
La simbologia della Pasqua, la resurrezione della Natura e della speranza, spinge con forza a rivolgere in quella direzione, non è retorica ma essenza, tutti i nostri Auguri!

[Carlo Anibaldi - Aprile 2010]




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22 marzo 2010
La grande riforma sanitaria di Obama. Riflessione su un'inconsueta controtendenza

I conservatori americani giudicano questa vittoria di Obama sul Servizio Sanitario alla stregua di una nevicata di primavera, alle elezioni di novembre ribalteranno i rapporti di forza per restaurare il collaudato sistema di sempre, incentrato sul business. Comunque vadano le cose a novembre, una restaurazione non sarà semplice, poiché cercare di impedire una riforma, come hanno fatto dai tempi di Roosevelt, non è come togliere a 32 milioni di americani dei diritti ora acquisiti, sarà davvero difficile. Del resto è a questa maniera che da sempre si percorre la strada del progresso dei diritti civili nei Paesi democratici: lo zoccolo duro dei tradizionalisti ad oltranza viene travolto inesorabilmente dalla forza delle nuove idee. Che fine hanno fatto coloro che con importanti argomentazioni si opponevano all’abolizione dello schiavismo o al successo del motore a scoppio? Nessuno lo ricorda.

 

  Abbiamo dunque tante ragioni di essere contenti di questo successo dell’amministrazione Obama. In verità in molti hanno anche qualche ragione di preoccupazione, visto che in Italia la stanza dei bottoni è occupata dai migliori rappresentanti di quello zoccolo duro del conservatorismo che pensa al business selvaggio come al motore della società, ma alla fine soprattutto di se stessi. Molti di noi ricordano come si pensava agli Stati Uniti dal dopoguerra fino agli anni ottanta: quelli sono avanti a noi di almeno vent’anni! Gli USA sono il laboratorio sociale che, nel bene e nel male, ci consente di guardare avanti. Ebbene non è più così, non tanto perché gli Stati Uniti abbiano smesso di correre, quanto perché siamo noi ad aver smesso di rincorrere. Finché s’è trattato di riempire le nostre case di elettrodomestici e le nostre strade di automobili,  gli USA sono stati per noi il faro del progresso, ma quando gli USA investono nell’istruzione e nella ricerca, insomma per le future generazioni, il modello si scioglie, questo sì come neve al sole. 

 Sono propenso a dare ragione a coloro che da molto tempo affermano che non sia affatto vero che l’Italia sia stata e sia tutt’ora gregaria degli Stati Uniti. In realtà la nostra millenaria attitudine a soggiogare moltitudini e governare il mondo non nacque e non si spense con l’Impero Romano e la sua fine. In questa penisola nessun evento storico, anche di portata grandiosa, ha mai potuto distoglierci da quello che, in svariate forme, sembra essere il core italico: la furbizia come surrogato dell’intelligenza. Il Re della Foresta qua è la volpe, non certo il leone, da sempre.

Quando scrivo noi, intendo quello zoccolo duro di uomini e donne che, avendo come mito personale il conseguimento del potere, alla fine lo detiene divenendo di fatto classe dirigente, a dispetto di coloro che come mito personale hanno piuttosto le arti, le scienze, le lettere, il lavoro, la famiglia e insomma la vita stessa, nell’arte di coglierne le espressioni più genuine e, talvolta, immortali.

Dunque abbiamo importato idee e tecnologie e le abbiamo trasformate, applicate e spesso riesportate con l’aggiunta di un germe che di fatto le stravolge fino a svuotarle degli originari contenuti per farne uno strumento di potere e alla fine di business.

 Tornando, dopo queste riflessioni, ad Obama e alla sua grande vittoria, comprendiamo meglio come sia possibile che al di là e al di qua dell’Atlantico siano in tanti ad affermare che alla fine Obama è un comunista malamente travestito. Comprendiamo anche perché, in tema di sanità pubblica, noi siamo in controtendenza, tanto che questo governo ha in serbo una ‘riforma’ che aumenti il business delle assicurazioni sanitarie e, al pari di quanto stiamo vedendo per l’istruzione, tendente ad equiparare i servizi resi dai privati a quelli forniti dallo Stato, come se i fini istituzionali fossero o potessero essere sovrapponibili.

 

[Carlo Anibaldi – 22 Marzo 2010]

 




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14 marzo 2010
IL PRINCIPIO DI PETER

Il principio di Peter in estrema sintesi curata da Carlo Anibaldi 


Nel nord Europa, negli Stati Uniti e, recentemente, anche in Italia sono molti gli studiosi che si sono occupati di questioni connesse alla qualità dei Servizi e delle problematiche connesse all' "out-come" aziendale, pubblico e privato. Molte delle dinamiche che spesso riteniamo scontate in quanto "insite nell'ordine delle cose di questo mondo", in realtà sono spesso frutto di pregiudizi sull'immodificabilità dei comportamenti e causa del basso profilo che troppo spesso incontriamo nell'offerta di servizi, pur ad alto costo per la collettività.

Fra i molti postulati utili a definire questo concetto, ho scelto "Il Principio di Peter" (dello psicologo canadese Laurence J. Peter che, assieme a Raymond Hull, formulava in chiave satirica il meccanismo della carriera aziendale), perché ben si presta alla semplificazione di studi complessi.

Un individuo inserito in una scala gerarchica inizia l’attività con un ruolo preciso, svolgendo i compiti assegnati.

Se svolge bene i suoi compiti viene “promosso”, passando a compiti diversi. Dopo un certo tempo, se anche questi nuovi compiti vengono svolti bene, scatta una nuova promozione. Tali promozioni portano a posizioni dette apicali che, per definizione, devono essere occupate da persone con una spiccata attitudine a risolvere problemi.

Il gioco delle promozioni continuerà così fino al momento in cui l’individuo non sarà più in grado di svolgere i compiti assegnatigli. Da quel punto in avanti non avrà più promozioni. Ha raggiunto il massimo della sua carriera. Per cui ecco il principio: In ogni gerarchia, un dipendente tende a salire fino al proprio livello di incompetenza. Da questo principio discende che ogni posto chiave tende potenzialmente ad essere occupato da un incompetente, un soggetto cioè in grado di creare più problemi di quanti possa risolverne. Il che spiega molte cose sul funzionamento di parecchie istituzioni.

Le società anglosassoni, che pur hanno studiato questi fenomeni assai prima di noi, sembrano impigliate in questo meccanismo in misura meno drammatica, probabilmente a causa della maggior diffusione del pragmatismo della dottrina protestante che, come sappiamo, è libera da sentimentalismi ed assai più rigida nelle questioni di principio. Molto difficile che il Direttore delle Acque del Tamigi, che ha la responsabilità della navigabilità del Tamigi, sia un manager di provenienza politica piuttosto che tecnica, oppure addirittura un manager privato assunto a suon di milioni di euro dallo Stato per amministrare, senza rischi, i soldi dello Stato stesso, o, peggio ancora, un capitalista senza capitali che privatizzi gli utili e pubblicizzi le perdite. Il messaggio sotteso al principio in oggetto, anche in Italia, cominciava finalmente ad essere recepito e nell'affidamento di incarichi apicali emergeva la tendenza di confidare non tanto sulle persone-brave e/o brave-persone, quanto su persone qualificate nello specifico compito di risolvere problemi e conseguire obiettivi. Purtroppo è nostra abitudine importare dai Paesi avanzati gli scatoloni (legge sulla privacy, management aziendale, controlli istituzionali, ecc...) per poi riempirli dei soliti contenuti di cui siamo Maestri nel mondo. Siamo infatti tornati senza vergogna all'affidamento degli incarichi apicali ai famigli e ai 'fidi', in quanto l'obbiettivo è quello di fare o restituire favori, cioè stipendi da nababbi a spese del contribuente o persone debitrici al posto giusto, non certo far funzionare l'azienda pubblica affidata. Si riaffaccia insomma il concetto borbonico di res publica a valore zero spaccato e della sfera familiare e di clan a valore assoluto.

Ovviamente nella categoria delle persone-brave e/o brave-persone possiamo includere anche le persone brave nel farsi raccomandare. Questa pratica non è certo solo italiana, quello che però ci distingue è la curiosa attitudine a vantarcene piuttosto che a vergognarcene; in genere siamo infatti disponibili a concedere ammirazione ad un individuo solo per le sue reali o supposte conoscenze importanti. Tale ammirazione trascende le reali competenze del soggetto e le sue effettive capacità nel dare soluzioni ai problemi.

In definitiva, se da una parte è indubbiamente premiante promuovere Capostazione un bravo Macchinista, oppure Direttore Sanitario un bravo Primario, o addirittura Ministro della Repubblica una bella show girl, dall'altra, come ha cercato di spiegarci Peter, non è sempre detto che questo consolidato modo di operare faccia gli effettivi interessi delle rispettive aziende e degli utenti che vi afferiscono.

[Carlo Anibaldi 2000 - rev. 2010]




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politica interna
11 marzo 2010
NON FACCIAMOCI PRENDERE PER ... L'ARCHETIPO!

Come esseri umani in generale e come soggetti politici in particolare, dobbiamo quotidianamente confrontarci con tentativi, non sempre limpidi, di farci subire la 'fascinazione' di alcuni individui che ambiscono ad acquisire potere su di noi, ma attenzione, siamo all'interno di una 'trappola psicologica' vecchia come il mondo.

Per cercare di capire di più circa questi meccanismi e difendercene, proviamo a servirci di alcuni elementi che conosciamo della natura umana e vedere se ci possono essere utili.
Il 'segreto' del successo, sia esso pubblico o privato, sembra attinente alla capacità di tenere in pugno, se così posso esprimermi, l'altro. Un atto di questo tipo solo talvolta è volitivo, per lo più non è cosciente e si dispiega grazie a meccanismi noti. Non vogliamo qui soffermarci sui metodi 'scoperti' di conseguire potere sull'altro, vale a dire il ricatto, l'intimidazione e la violenza fisica. Appare più interessante sondare i misteri del potere reale, quello in grande stile, quello che nella vita privata e in quella pubblica consente di conseguire vantaggi altrimenti insperati.
Per compiere questa esplorazione delle possibilità e comprenderne i meccanismi, dobbiamo fare un passo verso alcuni elementi base della psicologia del profondo e dunque all'origine del 'funzionamento', quel posto cioè dove si crea e, successivamente, dirige secondo regole infallibili, l'energia psichica.
 
 Il fatto incontestabile che la nostra mente abbia una straordinaria capacità di elaborazione delle informazioni, non dovrebbe trarci in inganno circa le effettive possibilità di conoscere la radice dei nostri atti di volontà, dunque le nostre scelte. Proviamo ad immaginare un edificio ben riscaldato ed illuminato. Nel viverci e lavorarci all'interno, la nostra percezione fisica ci fornisce dati molto affidabili circa lo stato di benessere o meno, ma questi dati che elaboriamo, temperatura sulla pelle e luminosità, sono solo il risultato dell'energia 'spendibile' e sulla base di quella ci facciamo opinioni circa la qualità della vita in quell'edificio.
In realtà il processo di 'creazione' di quel benessere o malessere percepito avviene altrove, nella centrale termica ed elettrica, secondo regole ai più sconosciute, di termostati, potenziometri, leggi della termodinamica e dell'elettronica sulla trasformazione dell'energia.
Alla stessa maniera noi siamo portati a ritenere come atti volitivi le scelte determinanti della nostra vita, ma credo bisognerebbe soffermarsi sui momenti creativi e trasformativi di quell'energia.
Dal punto di vista filogenetico la corteccia cerebrale, il luogo cioè dei nostri atti di volontà, è una struttura assai giovane e arrivata per ultima su strutture preesistenti, di grande efficienza, che ci hanno permesso di sopravvivere in un ambiente ostile e che sono state alla base di ulteriori evoluzioni.
E allora, visto che non possiamo prescindere dal nostro cervello 'antico', cerchiamo di conoscere come funziona e come abbia un peso spesso determinante sulle scelte, le empatie, gli 'innamoramenti', gli atti eroici e quelli vili, e soprattutto come esso viene ogni giorno più o meno consciamente manipolato.
 
 Il potere sull'altro o addirittura su una moltitudine lo si ottiene solo assecondando un bisogno profondo e la chiave di questo potere è la conoscenza di quel bisogno. Qui non facciamo marketing e allora non ci interessa trovare il modo di vendere bene un detersivo, e nemmeno facciamo psicoanalisi per capire qualcosa di più sulla scelta sbagliata di un partner, ma più utilmente, almeno in senso sociale, cerchiamo di sapere di più sulla scelta di un leader, di un capopopolo, di un Presidente di qualcosa.
Un mafioso e un delinquente in generale si esprime in termini simili: "quell'uomo o quel gruppo lo tengo per il collo", esprimendo in questo modo un potere coercitivo, tendente a soggiogare con metodi ricattatori in senso lato, anche violento. Un leader, politico o altro, si potrebbe invece esprimere così: " quell'uomo, quel gruppo, quella moltitudine li tengo per l'ARCHETIPO".
Gli archetipi sono strutture che è riduttivo chiamare 'intelligenti' poiché prescindono dall'intelligenza e appartengono alla 'memoria' di specie, umana in questo caso; possono essere considerati come dei contenitori delle esperienze fondamentali dell'umanità che lì si sono depositate e che sono patrimonio di ogni essere umano, indipendentemente dalla latitudine e dal grado di civilizzazione. In questi contenitori ci sono figure (archetipiche) che appartengono a tutte le mitologie, a tutte le leggende e a tutte le religioni. Sono storie tramandate nei millenni da popoli ai quattro angoli del pianeta che nulla avevano in comune e nulla potevano scambiarsi a livello di conoscenze e riguardano invariabilmente comportamenti e modi di essere tipici della specie. Ovunque sono descritti gli Eroi, i Vili, i Salvatori, le Grandi Madri, i Vecchi Saggi, il Puer Eterno, il Satiro, il Condottiero, il Diavolo, l'Angelo, la Vergine, la Meretrice.
Per brevità non aprirò ora un altro capitolo, peraltro davvero interessante, circa l'affermazione di alcuni studiosi che ci dicono che ciò che sospinge la vita di ognuno di noi è inconsciamente la realizzazione di un archetipo e dunque ci troviamo circondati da Grandi Madri, da Condottieri, da Salvatori, da eterni Puer e così via e ci daremo pace solo quando avremo individuato l'archetipo che inconsciamente sospinge noi stessi.

 Tornando al potere dell'uomo sull'uomo, alla luce di questi ragionamenti, che invero i ricercatori hanno messo in campo da quasi un secolo, appare di una certa evidenza il fatto che alla base di fascinazioni di massa e non solo, ci sia il più o meno cosciente "travestimento" da archetipo. Un politico che, nonostante la giacca e la cravatta, riesca a mettersi i 'panni' di El Cid, di Cromwell o del Cristo, ha grandi possibilità di affascinare le masse, di convogliare insomma su di sè la straordinaria energia connessa ad un archetipo fra i più antichi e potenti fra quelli affondati nell'inconscio di tutti noi, quello del Salvatore, appunto.
Qui chiudo poiché quanto volevo evidenziare è ora palese: il potere di attrazione di un leader è tanto maggiore quanto più il nostro senso critico è povero o impoverito, in definitiva quanto più la nostra capacità di far funzionare il cervello evoluto soggiace alla potenza del cervello arcaico.
 
                                                                                                                                                                                                                     Carlo Anibaldi, marzo 2010



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12 febbraio 2010
Anpi Roma-Lazio sulle foibe
In occasione della Giornata del Ricordo dedicata ieri ai martiri occultati nelle foibe carsiche dai partigiani di Tito e dalla popolazione locale, l' ANPI di Roma e Lazio ha riconfermato la condanna delle azioni criminali compiute nella ex Jugoslavia durante il secondo conflitto mondiale e a pace conclusa. Ha anche espresso solidarietà ai famigliari delle vittime e a quanti italiani furono costretti ad abbandonare terra e averi per rifarsi una vita altrove. Non può tuttavia esimersi dal riconoscere l'apporto degli italiani alla Guerra di Liberazione nei Balcani, non rievocare il sacrificio di oltre sessantamila nostri militari là caduti, come non può tacere sulla strumentalizzazione dei crimini fatta ieri dalla destra per indurre a qualificare nello stesso modo i combattenti della libertà e i nazifascisti, quasi che i delitti delle foibe, incerto il numero degli uccisi - non oltre i diecimila nella stessa storiografia fascista - possano equipararsi a quelli dei campi di sterminio tedeschi e giapponesi ove perirono 26 milioni di esseri umani
L'ANPI di Roma e Lazio non indugia certamente sul conteggio dei morti, ma rileva come nella Giornata del Ricordo si sia data alla storia una interpretazione parziale tacendo sugli orrori commessi dal fascismo in Jugoslavia durante il Ventennio con la forzata accolturazioine della popolazione diventata italiana alla fine della Prima Guerra Mondiale, e poco prima della Repubblica Sociale, e durante il suo corso, mediante fucilazioni di massa e distruzione di villaggi in Slovenia e Croazia sulla base di semplici sospetti di collusione con la Resistenza.
Ritiene pertanto che alla completezza dell'informazione mancata ieri si provveda facendo piena luce sugli avvenimenti, rendendo finalmente note anche le conclusioni delle commissioni italo-jugoslave istituite con il Trattato di Osimo, in parte secretate. Manca inoltre la ricostruzione storica della protezione offerta ai criminali nel dopoguerra, rifiutando la richiesta della Jugoslavia che voleva processarli, e va rilevata la tolleranza verso il colpevole più noto, il generale Roatta lasciato fuggire dall' Italia per rifugiarsi nella Spagna. di Franco (ed anzi chiamato ufficiosamente a riorganizzare i Servizi di Intelligence della neonata Repubblica. ndr).
Tali vuoti storici e tali ambiguità si accompagnano alla omissione relativa alla commissione interparlamentare sulle stragi nazifasciste nel nostro Paese, scoperto l'"armadio della vergogna", non ricostituita in questa legislatura, conclusa la precedente con un nulla di fatto.
 
politica interna
16 dicembre 2009
PAPA' NON C'E' PIU', E' DIVENTATO UNA VERITA' NASCOSTA di Carlo Anibaldi

12 Dicembre 1969 – 12 Dicembre 2009

40° Anniversario della Strage di Piazza Fontana

 

 

 Le celebrazioni delle ricorrenze storiche portano con sé il ricordo di quanti, coinvolti nell’evento, hanno perso la vita perché l’evento si dispiegasse. La Storia procede con un susseguirsi di immagini, non a caso il più delle volte cruente, a causa dei forti radicamenti che si vanno a sconvolgere; è dunque per l’aprirsi di nuovi scenari che gli eventi divengono Storia. Non è questo il caso, poiché questa non è Storia, ma una Verità Nascosta.

 

 

 Sono molti coloro che datano l’inizio della cosiddetta ‘strategia della tensione’ o degli ‘opposti estremismi’ al 12 dicembre 1969, il giorno dell’esplosione della bomba alla BNA di Piazza Fontana a Milano, ma altrettanti sono convinti che questa datazione sia arbitraria ed emotiva, facendo infatti risalire l’inizio dei ‘Misteri d’Italia’  a qualche anno prima, quando ‘cadde’ l’aereo di Enrico Mattei, se non addirittura al 1° Maggio 1947, giorno della strage di Portella della Ginestra. La difficoltà di datazione di questo periodo oscuro della Storia d’Italia è probabilmente dovuta al fatto che la storia stessa della Repubblica è, fin dai primi giorni di vita, connessa alla storia dei nostri servizi di Intelligence che, come ogni Servizio di questo genere, non hanno, per definizione, la trasparenza fra i valori fondanti.

 

  Molti sono gli autori, giornalisti, osservatori e storici, che hanno scritto di questa orribile strage e del lunghissimo iter giudiziario che ne seguì. Quello che vogliamo invece fare qui oggi è rivolgere un pensiero alle vittime innocenti e ai loro familiari e cercare di vedere l’evento dal loro punto di vista, per quanto possibile.

 

 Le vittime di eventi bellici o rivoluzionari e perfino le vittime di incidenti di ogni tipo ed i loro familiari, si fanno alla fine una ragione, se così mi posso esprimere, di quanto accaduto, secondo una scala di consapevolezza che va dal futile all’eroico, passando per una moltitudine di situazioni intermedie che alla fine sono quelle sintetizzate negli epitaffi.

Ma cosa è umanamente misericordioso e sensato scrivere sulla lapide delle vittime di quella odiosa strage? E in quella delle vittime di altre stragi di quegli anni, che a centinaia non hanno potuto avere giustizia né comprensione terrena? Se mai esistesse un’altra forma di giustizia, a quella varrebbe la pena di affidarsi, ma temo non ci sia nulla oltre la legge del contrappasso, talvolta. Questa è la vera pagina nera di questa Repubblica: ci sono dei morti, tanti morti, che non sono né partigiani né fascisti, né rivoluzionari né oppressori, né guardie né ladri e al tempo stesso ci sono degli assassini che non sono finiti nella polvere, né in galera né davvero liberi, se mai hanno avuto una coscienza.

Queste lapidi sono bianche e immacolate, di marmo vergine, o tali dovrebbero essere, perché solo quando le vittime avranno giustizia ci sarà un epitaffio da incidere.

 

 Nel corso di vari processi penali è alla fine affiorata la dinamica scellerata dell’attentato e qualche manovale della morte e del dolore ha vissuto i suoi ultimi anni in prigione, ma questi processi sono stati utili, alla fine, per dare non giustizia, ma consapevolezza delle dinamiche e, attraverso queste, visione del disegno, questo sì, eversivo della volontà popolare.

 

 Come tutti sappiamo, fu all’inizio seguita, o meglio, creata, una ‘pista anarchica’ che vedeva la cellula anarchica milanese del Ponte della Ghisolfa, rappresentata dal ferroviere Giuseppe Pinelli, come l’ideatrice ed esecutrice dell’attentato alla BNA, insieme a quello che avrebbe dovuto dispiegarsi nelle stesse ore alla Banca Commerciale e che non produsse un’esplosione ed altri attentati dinamitardi che in quel giorno, fra Roma e Milano nell’arco di una cinquantina di ore, si verificarono. Queste cellule anarchiche, come ogni movimento di questo tipo in Italia e nel mondo, perseguono attentati dinamitardi dimostrativi, contro ogni potere costituito che limiti le libertà fondamentali dell’individuo. Ideali di violenza, senza meno assai discutibili, ma che per statuto fondante, mai avevano avuto lo scopo di spargere sangue ritenuto innocente. Dunque l’accusa fatta al Pinelli di aver organizzato un attentato tanto sanguinoso, col concorso della cellula romana, rappresentata da Pietro Valpreda, sconvolse a tal punto Giuseppe Pinelli, che durante un drammatico interrogatorio nei giorni successivi alla strage, alla Questura di Milano, cadde, non si sa quanto volontariamente o in seguito a malore, dalla finestra e ne morì. Questa la versione ufficiale della Questura.

 

 La contestazione alla versione ufficiale fu talmente accesa da parte degli ambienti dell’estrema sinistra legati all’organizzazione Lotta Continua, che ne scaturì la morte violenta del commissario Calabresi, ritenuto da questi il responsabile della morte, non creduta accidentale o suicidaria, del Pinelli.

 

 Nel corso di un ventennio di udienze in diversi processi, emersero circostanze incredibili. L’attentato doveva essere dimostrativo come altri in quel periodo, e fu organizzato dagli anarchici per un orario successivo alla chiusura della banca, ma infiltrati neofascisti dell’organizzazione Ordine Nuovo raddoppiarono la borsa e dunque le bombe, all’insaputa degli anarchici e soprattutto ne anticiparono lo scoppio in un orario di apertura al pubblico. Le carte processuali ci dicono anche di depistaggi, pedinamenti e infiltrazioni organizzate da fronde deviate dei servizi di intelligence. La data del 12 dicembre fu scelta in coincidenza con un viaggio a Milano dell’anarchico Valpreda. Un sosia del Valpreda fu fatto scendere da un taxi davanti alla BNA con una borsa. Testimonianze incrociate portarono all’arresto di Valpreda e alla sua incriminazione. Ma questo era solo il primo atto di una marcia di avvicinamento alla verità che durò un ventennio, senza peraltro produrre certezze processuali definitive sui mandanti occulti e sui loro inconfessati scopi eversivi.

 

 In questo 40° anniversario della strage, nel ricordare le diciassette vittime, il nostro pensiero va a questo modo di ‘diventare Storia’, un modo che toglie anche la dignità alla morte, che dissolve persone incolpevoli in una nuvola rovente e densa di verità nascoste. Questa nuvola è tutta italiana e purtroppo arriva da lontano, da quel dopoguerra che da noi è stato il più lungo del mondo intero. Un dopoguerra che per vili ragioni di realpolitik non ha potuto trovare pace, poiché non ha del tutto escluso dalla vita civile e dalle Istituzioni, personaggi e burocrati del disciolto partito fascista e della Repubblica di Salò, che per nulla avevano in animo amore per questa nuova Nazione, facendone anzi, in varie e documentate circostanze, i fondatori e gli alti funzionari dei neonati Servizi di Intelligence. Queste furono le scellerate premesse da cui derivò un sessantennio di Misteri d’Italia, che passano impuniti per la morte di Enrico Mattei, Mauro De Mauro, Pierpaolo Pasolini, Mino Pecorelli ed altri e che oggi ci costringono a commemorare queste ed altre vittime senza ‘parte’, senza ‘causa’, senza barricate, senza ideale o bandiera, di fronte alle quali altro non possiamo fare che chinare il capo per la vergogna.

 

 

 

 

diritti
16 dicembre 2009
I PRIVILEGIATI E I DEPRIVATI: UNA VECCHIA STORIA

Se vogliamo essere seri e cominciare a cercare di comprendere il fenomeno del privilegio in Italia, non dobbiamo partire da quel nostro nipote impiegato alle Poste che ci evita la fila ai conti correnti. Dobbiamo andare molto più indietro e guardare alle grandi fortune occorse a parecchi nostri concittadini. Badate bene che questo non è un Tour nell'invidia sociale, su cui si aprirà semmai un'altro capitolo, ma il tentativo di comprendere di cosa siamo fatti e perchè.

Vivere a Roma è complicato e sublime al tempo stesso, lo sanno bene i miei amici romani, ma offre anche opportunità insperate di 'stare dentro' alle cose di cui parliamo. Potremmo andare a ritroso nel tempo davvero tanto, ma sarà sufficiente guardare agli ultimi cinquecento anni, che a Roma sono impressi nelle 'pietre' di tutti i giorni; nel negozietto del nostro merciaio, in quelle della libreria all'angolo e del macellaio, come in quelle della nostra banca e della jeanseria che ha aperto il mese scorso. Ogni strada del centro ha almeno un palazzo storico di prestigio, con stucchi ed arazzi, soffitti affrescati ed indicazioni turistiche delle famiglie che vi hanno abitato nei secoli e non raramente fino a tutt'oggi. Il privilegio acquisito da queste famiglie affonda le radici nel tempo, a quel tempo antico dove alcuni nascevano con tanta terra di antica proprietà e l'occasione sociale di farla coltivare e produrre da moltitudini di contadini che in cambio avevano finalmente di che sopravvivere, un piatto di minestra o poco più. Questo tipo di organizzazione sociale produceva enormi ricchezze per alcuni privilegiati e queste furono le famiglie che diedero i natali a papi, principi e cardinali, a banchieri e armatori.
I banchieri, fin da allora, non aspettavano il cliente sulla porta, ma finanziavano guerre e le successive ricostruzioni, moltiplicando le fortune e l'influenza su principi, Re, papi ed avventurieri di ogni terra, vicina e lontana, in una parola, determinarono il corso della Storia, in Europa e poi oltremare.

Siamo partiti dall'ABC del privilegio per inquadrarlo come merita: il mondo ha avuto ed ha dei PADRONI e non raramente ci troviamo, oggi come allora, di fronte alle stesse persone, per il tramite di figli, nipoti, pronipoti che assicurano il moltiplicarsi dei patrimoni.

Negli ultimi cinquecento anni sono cambiate alcune cose, ma perlopiù di facciata. Un tale sistema di arricchimento e accumulo di privilegi non può avvenire a caso, non è mai accaduto, ci sono infatti regole ferree che si sono tramandate e di poco cambiate poichè hanno assicurato il successo per secoli. La principale di queste regole, per quanto gli economisti ci girino intorno, è quella che a fronte del privilegio ci deve essere la deprivazione. L'una è funzione dell'altra, indissolubilmente, e le idee di equità sociale sono viste come la rovina e combattute con ogni mezzo, anzi, con grande dispendio di mezzi adatti allo scopo di mantenere lo statu quo.
I grandi movimenti di rappresentanza dei lavoratori, nati in Inghilterra nel corso della Rivoluzione Industriale, a metà dell'800, hanno acquisito potenza e diffusione in Europa fino allo scoppio della prima guerra mondiale. Il fenomeno sociale che portò i lavoratori (cioè gli ex schiavi e poi gli ex servi e poi gli ex sudditi) al centro della Storia, vide il culmine con la Rivoluzione d'Ottobre nella Russia degli Zar, nel 1918.
In Italia i fermenti dei deprivati ripresero con determinazione dopo la fine della prima guerra mondiale, ma i privilegiati di cui abbiamo parlato più sopra non stettero al pericoloso gioco per molto e nei primi anni venti nacque, come per incanto e con soldi, tanti soldi, una destra non storica e parlamentare, ma rivoluzionaria, che consegnò per un ventennio il Paese a Mussolini, braccio armato di quelle famiglie di cui ammiriamo tutt'oggi i sontuosi palazzi nel centro e sulle colline delle nostre città.

Dunque, riepilogando, abbiamo in campo due schieramenti, gli stessi da molti secoli: i privilegiati e i deprivati. Dopo le lotte sindacali degli anni '60 e '70, la gente che al mattino si alza per andare a lavorare o cercare lavoro, aveva ottenuto 'dispendiose' acquisizioni di diritti, ma poi venne il 'lavoro flessibile', le finte partite IVA, i CoCoCo e CoCoPro, la 'bolla' finanziaria e la "nuova" destra, con il principio di Libertà distorto fino a far gridare ad intere folle: LIBERA VOLPE IN LIBERO POLLAIO! Le cose sono insomma tornate al loro posto, quello di sempre, con una società spaccata tristemente in due come ai tempi del papa-Re: privilegiati da una parte e deprivati (derubati) dall'altra.

Carlo Anibaldi, Dicembre 2009
 




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politica interna
29 settembre 2009
LE PAROLE PER DIRLO

 Tornando verso casa, dopo la manifestazione per chiedere finalmente verità sulla strage di via D'Amelio, riflettevo su questo momento storico e mi son subito detto che non è il tempo dell'analisi, ma dell'azione, della protesta quotidiana, megafoni, striscioni e slogan fino allo sfiancamento dei muri di gomma. Dopo un po', quando il cuore batteva meno forte, quando ho visto solo qualche trafiletto su alcuni giornali della sera, quando ho visto centinaia, anzi migliaia di giovani che non sembravano reduci da nessuna manifestazione in piazza, affollare le birrerie del centro, mi sono sforzato di essere più distaccato e mi son detto che chi corre a testa bassa sovente centra un palo o il muro. Dunque un ulteriore momento di analisi pare necessario.

Mi chiedo: ma che razza di lotta politica è quella di contare su un ictus dell'avversario? Magari sperando che un giorno qualcuno  scodelli loro una bellona di troppo? Di quelle capaci di trasformare il lettone del piacere in una camera ardente? Questa sembra essere la strategia dei generali del Partito Democratico, ma è patetica.

Io credo che invece di fantasticare circa 'aiutini' dal Creatore, sia necessario guardare in basso, fra i nostri compagni di semaforo, di lavoro, di scuola e di vita.
Dopo una ventina d'anni di 'lotta di classe' e battaglie civili e sindacali che quasi hanno fatto scuola in Europa, si fa per dire, ma così molti vissero quegli anni, la maggioranza silenziosa s'è messa il cappello e ha proclamato che è tutto sbagliato! La realtà e la verità, abbracciata da milioni di concittadini in sintesi è la seguente:

- i ricchi sfondati sono dei piacioni che ci hanno saputo fare e dunque sono i modelli da seguire.
- il Paese è stato depredato dai sindacati, dagli operai e dagli impiegati pubblici, compresi gli insegnanti.
- le tasse impediscono alla gente di arricchire in allegria.
- l'onestà è roba da Oratorio, la vita è una lotta quotidiana
- meglio essere cattolici che altro, poichè nulla ci sia precluso in questo mondo, il Paradiso può attendere!
- Cristo è morto in Croce per noialtri, non per quelli là
- col mafioso mi posso accordare e magari fare affari, col 'comunista' no
- chi si fa i fatti suoi campa cent'anni
- tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino
- meglio un uovo oggi che una gallina domani
- chi si loda s'imbroda
- a lavare gli asini si spreca l'acqua e il sapone
- scarpe grosse, cervello fino
- chi non ha buona testa ha buone gambe
- il mattino ha l'oro in bocca
- il frutto cade sempre vicino all'albero
- chi la fa, l'aspetti
- chi va piano va sano e lontano
- la gallina che canta ha fatto l'uovo
- l'occhio del padrone ingrassa il maiale
- se sei chiodo statti, se sei martello batti
- non puoi avere la botte piena e la moglie ubriaca
- l'erba del vicino è sempre più verde
- sopra la panca la capra campa
- sotto la panca la capra crepa

Ecco dove sono i veri nemici di questo Paese: dentro questa maggioranza silenziosa che è lo zoccolo duro d'Italia, cui è stata data voce e bandiera, facendone una maggioranza rumorosa. Sono sempre stati sulle porte delle loro botteghe, a braccia incrociate, sornioni, e negli angoli bui della società a coltivare con cura i loro orticelli, ed è per questo che sono spesso divenuti i nostri 'capi' o i loro servi. Ma di tanto in tanto, nella storia di questo Paese, un affabulatore, furbo e con davvero pochi scrupoli, senza passato e senza futuro, ha armato questo esercito di parassiti, queste schiere di senza dio dentro e senza dignità fuori, servi di qualsiasi padrone. Ecco, ce li avete ora alla destra, sul semaforo rosso, certi di darvi la polvere appena scatta il verde, o alla vostra sinistra a negarvi una fattura o davanti a voi a guardarvi attraverso perchè siete nulla ai loro occhi. Sono talmente meschini che del loro pensiero gli mancano sempre, ovvio, le parole per dirlo, ma poi viene un istrione capopopolo che gliele mette finalmente in bocca, e allora escono dall'ombra, gonfiano il petto e si fanno popolo, si fanno maggioranza, si fanno consenso, si fanno le leggi che gli somigliano e finalmente perseguono i loro nemici di sempre: gli uomini intelligenti, cui non servono proverbi per sapere la strada; gli uomini onesti, cui non serve la furbuzia; gli uomini buoni, cui non serve un prete; gli uomini generosi, cui non serve la ricchezza; gli uomini con un cuore, cui la sera non serve una escort.
Certo che siamo minoranza, lo siamo sempre stati in questa Italia, ma abbiamo fatto noi la Storia, abbiamo fatto noi Grande questo Paese, provenendo da diversi orientamenti politici. Non importa quanto tempo ci vuole, lasciamoli grufolare, questo è il miserabile loro tempo, ma c'è la scadenza sotto il tappo e non lo sanno, ricordiamocelo quando ci sale la rabbia nel vederli inutilmente trionfanti, stupidamente contenti di finalmente non dover far nulla per la crescita civile di questo Paese, tenacemente convinti che ai loro figli non servirà mai nulla in quanto 'blindati', sicuramente ben raccomandati!

(Carlo Anibaldi - settembre 2009)




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24 agosto 2009
COME ERAVAMO?

Destra e sinistra dunque non contano più quasi nulla nel linguaggio politico, o meglio, nel linguaggio della gente, per il semplice fatto che stiamo sempre più diventando una massa indifferenziata dove le idee dei singoli, le qualità dei singoli, i meriti dei singoli, la generosità dei singoli, l'impegno dei singoli, il lavoro, il risparmio, la cultura, lo studio, il sacrificio, son tutti valori che, se appartenenti a soggetti che non appaiono in televisione o sui rotocalchi, non contano perchè non esistono. La tendenza è infatti quella di non far apparire da nessuna parte i singoli non allineati. Purtroppo non è un problema di visibilità, ma di dignità. Quando la società ti cancella, hai perso anche la dignità. Hai uno stipendio ridicolo, sei in cassa integrazione, sei disoccupato, sottooccupato, sfruttato, ma quel che davvero è peggio, sei privato della dignità. Essere poveri oggi, avere oggi scarse disponibilità di danaro o di credito, significa aver 'fallito', non aver saputo profittare delle opportunità offerte. Di qui l'assunzione di dignità di ogni traffichino e truffatore della comunità e al tempo stesso la squalifica sociale delle persone oneste che avevano creduto nel merito, nella giustizia sociale, nel lavoro come affrancamento sociale e personale. Questo è il capitalismo selvaggio della nostra società che dalle democrazie anglosassoni sanno importare sole le storture fallimentari.
Viene allora da chiedersi come eravamo. Quasi non lo ricordiamo più.
Ho trovato la risposta in alcuni vecchi filmati degli anni '60 e '70. Provate anche voi a guardare le facce della gente. Ho guardato attentamente i funerali di Togliatti e di Berlinguer, ma anche quelli di Almirante.
La gente nella folla ha facce semplici, i visi sono segnati dalla fatica di vivere e dai sacrifici quotidiani, ma si vede ben chiara anche la dignità di quei volti, il senso di orgogliosa appartenenza. La trascendenza da una condizione personale anche misera è resa possibile dalla condivisione di un idea.

Tutto questo è andato perduto insieme alla voglia di scendere in piazza. E' sempre più difficile mettere insieme delle folle per un'idea. La causa non sta nella mancanza di idee, ma nella perdità della dignità. Quando da ogni parte ti vien detto che il tuo urlo a squarciagola non lo sente nessuno, quando vedi ogni mese che il lavoro non ti libera dal bisogno, quando sei considerato massa inutile, quando anche il voto alle elezioni non ti consente il potere minimo di influenzare le cose intorno a te, ebbene a quel punto in piazza ci scendi solo per applaudire un cantante pop che ti emoziona. Gli ultimi pezzi del Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli stanno prendendo posto. E allora, musica maestro!

Mi chiedo solo se sia possibile vivere dignitosamente nella nostra società senza essere "cancellati".

Questa domanda interessa oggi tanta gente, fino a tentare tante strade 'personali'. Ma proprio questo è il punto. Le strade personali funzionano in modo illusorio. Il mondo è pieno di persone che se la cantano e se la suonano; al di là del confronto c'è il delirio, possibile.
La politica intesa come trampolino sociale, via personale a sfangarla, ci ha tolto i riferimenti, i punti cardinali.
In fondo le vie personali a cosa si riducono? "Io lavoro bene per me, la mia dignità"; "scrivo un libro.... non importa se nessuno me lo pubblica"; "Mi impegno nel 'sociale', vedo gente, faccio cose...". Ma in questo modo sono già 'sparite' tutte o quasi le voci libere! Non sono infatti molti quelli che possono fondare un giornale... Sono certo che serva un ritorno alla politica, quella vera, quella etica, quella che cerca la via per tutti...e non quella per sfangarla a livello personale, come gran parte dei nostri aspiranti parlamentari di oggi.
                                                                    (Carlo Anibaldi - 2009)




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21 agosto 2009
"IL SANGUE DEI VINTI"... E LO CHAMPAGNE DEI VINCITORI

A distanza di sei anni dalla prima edizione del cosiddetto 'saggio' "Il sangue dei vinti" di G. Pansa, è necessario fare di nuovo il punto. Tanto è già stato detto e scritto, ma ci sono fatti 'nuovi' da considerare, se mai ce ne fosse la necessità. Dopo l'uscita del 'saggio' sono in libreria altri contributi interessanti, infatti, che meglio aiutano ad incorniciare gli avvenimenti. La cornice degli avvenimenti non è mai un saggio, purtroppo per i saggisti, vale a dire gli opinionisti della Storia, ma semplicemente Storia, meramente fatta di documenti, testimonianze, inchieste, atti processuali, immagini. La gente cha ha voglia di informarsi ha a disposizioni più 'pezzetti di Storia' per giudicare del 'saggio' di Pansa. Non si tratta di un 'saggio' di Bruno Vespa, non saremmo qui a parlarne, ma di Giampaolo Pansa, un opinion maker di spessore indiscusso. E allora puntualizziamo brevemente, allargando lo sguardo oltre i mesi immediatamente successivi al 25 aprile1945. Proviamo ad arrivare fino agli anni venti da una parte e fino agli anni'60, e '70, e '80 e '90 dall'altra, e magari fino ai nostri tempi disperati.

 Tutte le cose hanno un inizio e se si vuole seriamente definire vinti e vincitori, come arditamente ha pensato di fare Pansa, a chi appartiene insomma il sangue e a chi lo champagne, devi consiederare i fatti come conseguenze di altri fatti e così via a ritroso e in proiezione, fino a dipanare una matassa e mettere, solo allora, alla prova la tua onestà intellettuale.
Troppo facile tagliare una ventina di fotogrammi, metterceli davanti, e dire che 'Ladri di biciclette' è un film sulla microcriminalità napoletana. O 'La Grande Guerra' un film comico con Sordi e Gassman.

 Già dalla primavera-estate '45, quando nel Triangolo della Morte si perpetravano assassinii e vendette sommarie rimaste impunite, a Roma si concertava l'impunità per tanti pezzi da novanta, fascisti doc che, si presumeva, sarebbero stati indispensabili e, soprattutto, graditi all'amico americano, per ricostituire i servizi di intelligence una volta che gli USA ce li avessero fatti gestire in autonomia.

 Questa circostanza, su cui davvero sarebbe stato opportuno scrivere un 'saggio' da parte del grande giornalista scrittore, fu all'origine della lunga stagione dei misteri e della 'strategia della tensione'. Persone di assoluta fede antidemocratica inserite nei vertici dei servizi di intelligence della neonata Repubblica. Questo fu il vero crimine impunito perpetrato contro questa Nazione. Fortunatamente altri 'saggisti' hanno portato carte processuali, inchieste, documenti e tanto materiale a riprova di quale in realtà sia la paternità del sangue dei vinti e quale quella dello champagne dei vincitori.

 Dunque da Matteotti ad Aldo Moro, da Gramsci al Generale Dalla Chiesa, dalle leggi razziali alle bombe a Piazza Fontana, si dipana in Italia una scia di sangue che passa per migliaia di innocenti trucidati in nome di un'Italia contro la gente, un'Italia che si voleva fascista ad ogni costo, con o senza il duce.
 Mi viene da pensare che il titolo del libro fu inizialmente scelto pensando ai sangue versato dagli antifascisti e innocenti trucidati a migliaia in nome di ideali barbari lungo una cinquantina di anni della nostra storia, ma poi forse l'indole giornalistica ha preso il sopravvento, e, si sa, non fa notizia il cane che morde il polpaccio, ma il fascista trucidato certamente sì. 

(Carlo Anibaldi - 2009)




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15 agosto 2009
LIBRO DEGLI OSPITI DEL BLOG DI CARLO ANIBALDI




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diritti
15 agosto 2009
CENTO PASSI ALLA VERITA'

Articolo di Luigi De Magistris pubblicato su L’Unità del 15 agosto 09

"Cento passi alla verità sulla stagione politico-criminale delle stragi di mafia degli anni 1992-1993. La trattativa tra pezzi di Stato e la mafia, la strage di Capaci e di via D’Amelio, la strategia della tensione degli attentati di Roma, Firenze e Milano. Si intravede lo spiraglio di luce,grazie ai magistrati di Palermo e Caltanissetta. Questo spiraglio è rincorso dalla società civile impegnata in prima linea nell’antimafia. Per la verità e la giustizia lottiamo in tanti, uno dei protagonisti di questa resistenza che ha come pilastro la sconfitta delle mafie è Salvatore Borsellino, fratello di Paolo.

La forza di quest’uomo protesa in direzione di questo spiraglio è il termometro della sete di giustizia che la parte migliore del Paese pretende dallo Stato. Non consentiremo che non si persegua l’obiettivo fino in fondo, che ancora una volta rimanga la rabbia di chi procede in direzione ostinata e contraria verso la ricerca della verità che farà bene all’Italia. Potrà consentire un nuovo patto sociale tra le forze sane.

Si tratta di ricostruire un periodo criminale, mafioso, intriso di politica,con il coinvolgimento di pezzi delle Istituzioni. Cosa Nostra negli anni che hanno preceduto la stagione stragista ha fondato la sua politica criminale in una duplice direzione: avvicinare persone all’interno delle istituzioni ed attuare la strategia militare contro i servitori dello Stato incorruttibili.

In questo periodo – che è quello a cavallo della sentenza del maxiprocesso che ha confermato l’impianto accusatorio di Falcone e Borsellino– si innestano anche gli omicidi dei cugini Salvo e di Lima, da un lato, e, dall’altro lato, quello del magistrato Scopelliti che doveva rappresentare l’accusa in Cassazione. La mafia che aveva garanzie dalla politica, con gli omicidi politici colpisce la corrente andreottiana della DC in Sicilia. Manda un segnale chiaro a Giulio Andreotti (ritenuto mafioso sino al 1980 da una sentenza definitiva).

Pensare che gli omicidi Falcone e Borsellino siano vendetta di Cosa Nostra per l’esito del maxiprocesso è offrire una lettura che ridimensiona il ruolo politico della mafia. La strage di Capaci –di tipo libanese– interrompe la probabile ascesa al Quirinale di Giulio Andreotti. Il segnale è chiaro: la stagione dei pacta sunt servanda che ha caratterizzato per decenni il rapporto mafia-politica è saltato. Capaci è stata una strage politica,soprattutto per gli effetti politici che doveva determinare.

Credo che la strage di mafia di via D’Amelio abbia,in parte,una matrice diversa. Vi sia un maggiore coinvolgimento di pezzi deviati delle Istituzioni. Borsellino forse aveva scoperto che accadeva e doveva essere ucciso subito in quanto avrebbe ostacolato la nuova strategia criminale,penso avesse individuato i percorsi iniziali della nuova politica di Cosa Nostra: trattare con lo Stato per poi penetrarlo nelle sue articolazioni tanto da divenire un cancro istituzionale;mafiosi direttamente nello Stato.

E’ questa la politica di Cosa Nostra che passa anche attraverso il progetto di golpe con la nascita di liste autonomiste-separatiste per giungere,poi,al sorgere del partito di Forza Italia di cui una delle colonne, il sen. Dell’Utri, condannato in primo grado a 9 anni di reclusione per mafia. Servizi segreti deviati (Bruno Contrada docet) colludevano con Cosa Nostra;pezzi del ROS dei Carabinieri avrebbero iniziato una trattativa con la mafia; la politica pare sia stata coinvolta ad altissimi livelli istituzionali. La mafia con la stagione stragista ha dimostrato che poteva mettere in ginocchio il Paese manu militari. Dal 1993 ha dismesso la strategia militare ed ha iniziato a governare il Paese dall’interno delle Istituzioni.

Che cosa è avvenuto tra il “92 ed il “93? Come è possibile che il Generale Mori (ai vertici del ROS e del SISDE) –già imputato in vicende processuali per fatti di mafia attinenti l’omessa perquisizione del covo di Riina e la mancata cattura di Provenzano- possa oggi essere nominato consulente dal Presidente Formigoni quale esperto per le infiltrazioni della criminalità per l’Expo? Che cosa aveva scoperto Borsellino? Perché è stata sottratta l’agenda rossa? Perché Mancino (all’epoca Ministro dell’interno, poi Presidente del Senato e poi vicepresidente del CSM) non ricorda di aver incontrato Borsellino? Perché Violante (già Presidente della Commissione Antimafia e Presidente della Camera) solo oggi dice di aver saputo della trattativa,di Mori e di Ciancimino?

Con la trattativa con lo Stato, Cosa Nostra è penetrata nelle Istituzioni, ha consolidato il suo ruolo nell’economia, ha corroso le fondamenta della democrazia. Con gli anni si è istituzionalizzata. Non è più necessario ricorrere all’uso delle armi per eliminare i servitori dello Stato. La parte sana del Paese pretende che lo spiraglio diventi sole. La magistratura sia libera di lavorare in assoluta indipendenza. Il Paese è pronto per la verità e per un futuro migliore che si deve alle vittime delle mafie".




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diritti
14 agosto 2009
FRANZA O SPAGNA.....

La possibilità di differenziazione è direttamente proporzionale alla capacità dell'individuo di influenzare il contesto. Davanti ad uno Tzunami o ad una colata lavica in corsa, non esiste nemmeno più la differenziazione di genere: maschio, femmina, che importanza ha? Da una quindicina d'anni non conta più nulla essere di destra o di sinistra. Siamo di nuovo ricacciati al "Franza o Spagna, basta che se magna". Insomma, un salto all'indietro di un secolo o due. I padroni delle ferriere sono al timone come allora e la gente è di nuovo ridotta a masse informi, instupidite fino al punto di non comprendere nemmeno quello che è successo loro. Prima o poi qualcuno dovrà ricominciare tutto daccapo: scioperi, repressione, lotta di classe, estremismi. Quanto tempo perso!

(Carlo Anibaldi 2009)




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26 luglio 2009
PIU' REALISTI DEL RE
I Giudici che indagano sui presunti delitti di Stato non devono confrontarsi solo coi malandrini, a quanto pare. Esiste anche un malinteso 'senso delle Isituzioni', una sorta di fanatismo di alcuni alti funzionari interrogati dai magistrati, che, all'interno di una specie di soggettiva 'buona fede', fanno muro. La vedova del giornalista assassinato De Mauro, che indagava per conto del cineasta Rosi sul sabotaggio all'aereo di Enrico Mattei per farne un film, riferì, con parole assai vicine alle seguenti, un pensiero espressole dal Generale Dalla Chiesa: queste persone non faranno mai chiarezza, perchè mettersi contro lo Stato è giudicato in ogni caso, sempre, un atto eversivo, anche quando lo Stato sbaglia, forse soprattutto.
E dunque alla domanda: come possono alcuni portarsi nella tomba segreti tanto grandi? Ebbene questa può essere una risposta. Il senso dello Stato spinto fino a questi livelli, questo ostentare più realismo del Re, rende il pensiero di questi personaggi contiguo al pensiero mafioso, direi anzi che esso stesso è pensiero mafioso. Bisogna però dire che raramente le cose sono così semplici, altrimenti i magistrati non sarebbero stati costretti ad archiviare indagini che pur erano arrivate a punti avanzati di comprensione circa la catena i cui anelli legano fatti di sangue e misteri dell'Italia, dal dopoguerra a tutt'oggi.
Studiosi, giornalisti e oramai anche gli storici, in buona parte convergono sull'opinione secondo cui in Italia si sono strutturati, fin dal '46, tre ordini di poteri forti: economico-finanziario, mafioso e politico. Ognuno di questi ha espresso ed esprime, nel tempo, dei 'capi', o megio, dei 'riferimenti'. Fin qui nulla di nuovo, ma già a questo punto è interessante notare che in italia la stampa, e l'informazione in generale, non ha mai costituito un potere autonomo e tentomeno 'forte'. Neppure la Chiesa, che pur in Italia non manca di grande influenza 'terrena', esprime il suo potere senza intermediari. Altra osservazione che è già possibile fare è che la mitica e misteriosa figura di un 'Grande Vecchio' che tenga le fila di ogni cosa, ebbene in Italia non è mai esistita. Piuttosto sono emerse alcune teorie, variamente denominate, in grado di spiegare in modo convincente e spesso acclarato da risultanze testimoniali e giudiziarie, che danno conto di un filo unico e mai interrotto di legame fra i tre poteri, dall'equilibrio o squilibrio dei quali sono dipesi i destini di questo Paese. Mi riferisco ai tentati e ai fermati 'golpe' degli anni '60 e '70, agli assassini di magistrati e giornalisti e alle stragi che hanno insanguinato il Paese fino ai primi anni '90. E' la cosiddetta 'Strategia della Tensione', il cui inizio il pluripresidente dei Consiglio Fanfani, in una sua dichiarazione, fa risalire al tempo del sabotaggio dell'aereo di Enrico Mattei, Presidente dell'ENI nel 1962, ma i più ne vedono l'inizio nel 1969, il 12 dicembre, con la strage alla Banca dell'Agricoltura di Milano, a piazza Fontana.
Una delle teorie che tenta di spiegare depistaggi, misteri, complicità e insomma ogni mancato approdo giudiziario chiarificatore e definitivo dei fatti di sangue, è la 'teoria della Risonanza' o 'Teoria degli Anelli concentrici'.
Questo modo di vedere la travagliata Storia d'italia dal dopoguerra ad oggi immagina un diffuso e capillare sistema di clientele, favori e ricatti incrociati, in grazia dei quali molti personaggi che orbitano intorno ad un determinato 'potere forte', al quale devono tutto, danaro, potere e agi diversamente non immaginabili, ma anche spazi per sognare fanatismi totalitari, sono disposti a tutto per difendere lo statu quo. Non è dunque necessario che un personaggio potente indichi, come in molti vecchi film, a qualcuno le minacce da neutralizzare ed in che modo, in quanto la minaccia a quel personaggio è in realtà una minaccia ad un sistema consolidato che assicura facili arricchimenti e potere ad un intero anello di persone che gli orbitano intorno e che non necessariamente si conoscono tra loro. Semplicemente l'anello entra in 'agitazione' e spesso in risonanza con gli anelli contigui ad altri potenti, moltiplicando la forza d'impatto e la violenza connessa. A questa teoria rispondono bene, ad esempio fra i tanti, gli omicidi di Pasolini e Pecorelli, ma anche Borsellino e Falcone. In questa maniera, e forse solo in questa maniera, è possibile spiegare come si siano rese possibili azioni di depistaggio, sottrazione di prove, creazione di false prove, da parte di alti e bassi gradi dei servizi di intelligence. E' possibile spiegare anche come si siano potuti creare gruppi di fuoco apparentemente privi di veri mandanti. E' infine possibile capire come elementi mafiosi, elementi capitalisti e funzionari dello Stato potessero convergere, anche separatamente, sugli stessi obbiettivi. Quando ad esempio si dice: il Generale Dalla Chiesa fu lasciato solo, fu abbandonato dallo Stato, significa che nell'improvviso silenzio della politica è maturato una sorta di silenzio-assenso per l'altro potere, quello mafioso.
La loggia massonica deviata chiamata P2, definita dal Presidente Pertini 'un'associazione a delinquere', oggi disciolta e probabilmente riformata con diverso nome, come alcune indagini bruscamente interrotte tendevano a dimostrare, accumunava persone di diversa provenienza, ma animate dagli stessi intenti: arricchimenti illeciti, anticomunismo viscerale, potere sulle masse. Un punto di incontro di diversi 'anelli' insomma, col compito principale di coordinare gli sforzi verso l'obbiettivo, il cosiddetto 'Piano di Rinascita Democratica'. Tale piano, come è noto dalle carte della Commissione Parlamentare d'inchiesta del 1981, presieduta dalla senatrice Tina Anselmi, prevede che per gradi successivi si giunga a quello che in sintesi è chiamato il 'golpe bianco'. Vale a dire una situazione dove, senza grossolano spargimento di sangue, si instauri un regime dove gente come me e voi non contano assolutamente nulla, meno di zero, e una ristretta e selezionata cerchia di accoliti si spartiscono privilegi, potere, impunità e ricchezze. Qualcuno con l'aria di saperla lunga ha affermato che se l'Italia degli anni '70 non fu come l'Argentina o la Grecia dei colonnelli fu solo per questioni logistiche: spostare anche una sola divisione corazzata dal Friuli a Roma avrebbe significato almeno 5 giorni e addio effetto 'sorpresa'. Un 'golpe' o lo puoi fare in una notte o non lo fai. Dunque non una Repubblica fondata sui valori della Resistenza, come ci hanno imbonito per due ventenni, ma fondata sulle idee di golpisti sfigati costretti a 'ripiegare' sulla realizzazione del piano di Rinascita Democratica dei pduisti: svuotamento dei partiti politici, asservimento dell'informazione, controllo della finanza e dei servizi di intelligence. 
Si vede bene che gli ideali di tante persone che hanno di fatto 'comandato' l'Italia dal dopoguerra ad oggi, sono l'esatto contrario di quelli della Rivoluzione Francese, che all'Italia è tanto mancata, vale a dire: privazione della Libertà reale, Diseguaglianza sociale e pernacchie alla solidarietà.

(Carlo Anibaldi 2009)

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23 luglio 2009
UNA STORIA NORMALE DENTRO UNA STORIA SBAGLIATA
Brano tratto dalle note autobiografiche di Carlo Anibaldi:
UNA STORIA NORMALE DENTRO UNA STORIA SBAGLIATA
Sguardo di un italiano qualunque su mezzo secolo di vite parallele



"..... Alla fine degli anni cinquanta l’affitto di casa incideva per 1/6 dello stipendio e potevi acquistare uno scooter con meno della metà della paga di un operaio e allora furono in molti a pensare che risparmiando sulle spese voluttuarie, che del resto erano ancora assai lontane dalla mentalità comune, si potevano accantonare abbastanza soldi per acquistare un appartamento. E così fu per milioni di italiani che guardavano fiduciosi al futuro.

Queste storie della gente di allora nulla avevano in comune con la reale Storia d’Italia. Già alle prime mosse della neonata Repubblica gli uomini politici già tramavano alle nostre spalle. In questo Paese, fin dagli albori, la gente comune non ha mai avuto rappresentanti nei palazzi del potere. Un Medio Evo che non finisce più.

Al tempo che io ero solo un progetto nella mente dei miei genitori, De Gasperi aveva già svenduto il Paese agli americani. Gli americani di allora erano i soli che potevano darci una mano nella ricostruzione, e ci diedero infatti una grossa mano, ma non per generosità, ovviamente, ma per sottrarre questo Paese nel cuore del Mediterraneo all’influenza sovietica. Questa è una storia risaputa, e molti non hanno nulla da eccepire a questa meritoria mossa politica di De Gasperi di sudditanza all’amico ricco e generoso. Quello che invece non tutti conoscono è il prezzo reale di questa ‘amicizia’ interessata. Quanto ci è costata la Seicento sotto casa e la televisione per tutti è cosa che non sta sui libri di Storia di questo Paese.
Tanto per cominciare De Gasperi fece agli americani tre regali: estromise dal governo di Unità Nazionale i socialisti e i comunisti; consentì agli americani di gestire autonomamente per anni il servizio di intelligence del Paese; diede infine la gestione dei neonati servizi di intelligence della Repubblica a personaggi ‘esperti’ e graditi al grasso amico d’oltre Atlantico, vale a dire alti funzionari del “disciolto” Partito Fascista e della Repubblica di Salò. Parliamo dunque di fascisti doc, con la F maiuscola, non quelli da operetta che sarebbero saliti sul carro più grosso qualunque esso fosse stato.

Furono in quegli anni gettate le basi per la creazione di organizzazioni segrete e parallele a quelle istituzionali, come l'operazione Stay Behind, la rete Gladio e sopra a tutte, l'innominabile, l'Anello, alle dirette dipendenze dei primi ministri che si sono succeduti da allora per decenni. Grazie a queste organizzazioni 'patriottiche' che essenzialmente avevano il compito 'istituzionale' di tener lontani i 'comunisti' dal potere, furono coperti da ‘fedelissimi’ tutti i gangli dei Servizi. Dunque parlare di Servizi deviati, in questo Paese, è un non senso, quasi una sortita spiritosa. Deviati potevano semmai essere solo quei funzionari fedeli alla Costituzione, qualora se ne fosse potuto accidentalmente infiltrare qualcuno.
I ‘misteri d’Italia’ cominciano allora, negli stessi momenti che a ragione possiamo, per altri versi, definire i più alti della Nazione da secoli: la Costituente che scrisse la Costituzione.
Intanto che si scrivevano le regole di un Paese democratico avanzato, con una Costituzione fra le più liberali e attente ai diritti della gente, parallelamente altri funzionari e in qualche caso addirittura gli stessi alti funzionari dello Stato che al pomeriggio si riunivano a creare le regole democratiche, soffocavano il bambino nella culla, instillavano veleno nei meandri della neonata Repubblica stracciona e serva.

Qualcuno, con qualche ragione, afferma che tutto ciò è figlio di quegli anni, degli spettri della Guerra Fredda, del terrore dell’avanzata del comunismo reale, quello sovietico. Darei ragione a queste autorevoli opinioni se non fosse per un particolare non di poco conto: la buona fede muore nel momento che l’Italia uscita dal Fascismo consegna i Servizi di Intelligence ad autentici fascisti, che avrebbero dovuto finire i propri giorni in prigione. Infatti questa decisione, maturata con ogni evidenza nel viaggio di De Gasperi negli USA, fu gravida di conseguenze che ritengo abbiamo scontato fino a tutti gli anni ’80 e forse anche successivamente. Non a caso non ci fu una Norimberga italiana. Non che non ce la meritassimo, ma qualche 'geniale' uomo di potere di quel tempo decise che se ci fossimo davvero liberati dei fascisti, la nuova Repubblica non avrebbe avuto nemmeno un uomo per far funzionare i ministeri, la polizia, l'intelligence. Detto questo, come meravigliarsi della strategia degli opposti estremismi e degli anni delle stragi e dei patti sanguinosi con la mafia se questo è un Paese infiltrato ai più alti livelli fin dai suoi albori repubblicani e democratici, da fascisti militanti o fascisti in pectore (non dimentichiamo che, ad esempio, un titolare di diversi governi nazionali, solo un decennio prima, fu fra i firmatari del Manifesto della Razza)? S'è forse mai visto un vero fascista che abbia a cuore gli interessi e il progresso individuale della gente? In definitiva: cosa c’entrava l’ideologia fascista più nera col contrasto al totalitarismo comunista di quegli anni?

E’ oramai chiaro e di tutta evidenza che quei riveriti ‘padri della Repubblica’ furono in realtà assai miopi. Chi mai penserebbe di liberarsi dei topi con delle tigri in libertà? Chi ci libererà poi delle tigri? Abbiamo avuto una classe dirigente rimbecillita o peggio, oltre che miope, piegata all'amico amerikano e ammiccante l'intatta e mai realmente perseguita gerarchia fascista. Infatti questa classe dirigente ha poi dovuto barcamenarsi per decenni coi bombaroli neri cui aveva dato le ‘chiavi di casa’ e anche con la mafia che reclamava coerenza coi patti. E dunque in pochi passi e un mare di sangue e intrighi, siamo passati dall'attentato a Togliatti all'omicidio di Borsellino, passando per il sabotaggio all'aereo di Enrico Mattei, per la sparizione del giornalista De Mauro, l'uccisione di Pasolini e di Pecorelli. E che dire delle bombe sui treni e nelle piazze? Possibile che solo l'Italia aveva in seno tanti pazzoidi che avevano in tanto odio i loro concittadini? No, certamente no! Non si è mai trattato infatti di squilibrati, ma di trame ordite a tavolino, come mai è accaduto prima in un Paese occidentale avanzato. Ma ve l’immaginate un Churchill o un Eisenhower a trescare con bombaroli e mafiosi? O Adenauer consegnare i Servizi ad ex generali delle SS?

Abbiamo dunque avuto una classe dirigente mediocre e debole e la nostra Storia ne ha risentito a cascata in ogni ordine di istituzione. Non ultima la subordinazione ad uno Stato straniero e per secoli tiranno, sia col popolo che con il pensiero libero: il Vaticano. Tutto questo a dispetto di un popolo fra i più vivaci, intelligenti e creativi del pianeta.

Ai miei 4 lettori che si chiedono e mi chiedono: perchè scaldarsi tanto? E' oramai acqua passata, guardiamo avanti, che c'è tanto da fare.... Ebbene a questi amici rispondo che non si tratta affatto di acqua passata, altrimenti non staremmo qui a parlare di 'misteri d'Italia' e ci sarebbero tanti colpevoli in galera. Non è affatto così, in Italia ancora non si va in galera per queste ragioni. Ancora non si va in galera per aver ordito stragi e 'coperto' omicidi per supposte 'ragioni di Stato'. In barba alle leggi ordinarie e alla Costituzione. Inoltre quei tempi e quei fatti non sono poi così lontani se a tutt'oggi nessun parlamentare si alza a chiederne conto e a chiedere che venga tolto il segreto di Stato a troppi fascicoli. Infine credo che ogni cittadino di media intelligenza, ancorchè bottegaio o professionista o manager in carriera, abbia in odio di non potersi togliere il dubbio di essere stato governato per decenni da una congrega di inetti o addirittura gaglioffi, che è invecchiata fra gli onori e pensioni da nababbi per il merito di averci preso in giro. Infine, ma non ultimo, ci sono questioni che non dovrebbero mai andare in 'prescrizione' nella nostra mente. Dobbiamo infatti considerare seriamente che ci sono persone come Pasolini e De Mauro e altre ancora, che sono morte ammazzate per aver detto queste stesse cose con vent'anni di anticipo sulle risultanze di sentenze e di lavori delle commissioni stragi che si sono succedute senza mai poter carcerare nessuno."

continua....

 




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SOCIETA'
14 aprile 2009
L’OTTICA JUNGHIANA SUL DISAGIO GIOVANILE

 

INCONTRO SU “DISAGIO E RESPONSABILITA’”
Roma, 15 Aprile 2009 ore 18,00
Aula Magna dell’Università Valdese, Via P. Cossa, 42
 
  
 
L’OTTICA JUNGHIANA SUL DISAGIO GIOVANILE
 
Intervento del Dott. Carlo Anibaldi, medico, umanista, divulgatore scientifico.
 
 
 
 Alcuni attribuiscono le problematiche profonde della gioventù di questi anni ad una sorta di Pensiero Debole che si è sviluppato in epoca postmoderna, nella seconda metà del secolo appena finito. Con questa breve relazione cercherò di dimostrare che i nostri ragazzi sono tutt'altro che figli di un Dio minore, ma autentica aria del Terzo Millennio.
Ho scelto un titolo che contiene un'apparente contraddizione: l'ottica junghiana sul disagio giovanile. Sono infatti molti gli studiosi che hanno affermato che l’Opera di Jung è principalmente rivolta alla comprensione e al sollievo dei disagi della seconda parte della vita.
Va infatti per la maggiore che la disamina junghiana sarebbe un esplorare il mondo che si apre agli individui quando gli affanni giovanili sono sopiti, quando le questioni affettive trovano quiete, quando le lotte per l’affermazione dell’Io e la conquista di una posizione sociale lasciano i campi di battaglia e volgono al presidio dei territori conquistati.
In questo scenario, che caratterizza l’aprirsi della seconda parte della vita, comparirebbero pulsioni nuove, diverse, che in una parola potremmo definire genericamente “spirituali”, se con questo termine possiamo significare il complesso delle esperienze profonde, e che sono rappresentate dall’aspirazione alla ricomposizione dei conflitti, alla ricongiunzione degli opposti, all’individuazione dei simboli e dei miti che sono stati l’inconsapevole motore della nostra vita, quel “tendere a …” che ci ha sospinto e ci sospinge fino a poter dire a noi stessi che la nostra vita è stata ben spesa e dunque “compiuta”.
 
 Questo processo, che Jung definisce processo di “Individuazione”, è lungo una vita intera, e in verità negli scritti del grande psicologo svizzero non si trova traccia che egli abbia affermato che un tale processo, quando si compie, debba iniziare a quaranta, cinquanta o sessant’anni e non prima o non dopo. La suddivisione dei campi di ricerca in periodi della vita, è infatti un mero espediente didattico, non fosse altro che per il fatto che la personalità non è un blocco compatto, ma alcune parti crescono in fretta, altre lentamente e altre spesso non vedono mai la maturità.
 
 
 
- CENNI SINTETICI SUL VALORE UNIVERSALE DELL’OPERA DI CARL GUSTAV JUNG
 
 Prima di arrivare al nocciolo di questo intervento, e cioè in che modo l’insegnamento di Jung può alleviare il disagio dei nostri giovani, consentitemi di aprire una breve parentesi sul valore universale dell’opera di Jung. 
Il lavoro scientifico di Jung inizia all’alba del ventesimo secolo nell’ospedale psichiatrico di Zurigo, con studi assai originali su pazienti schizofrenici. Fu il più brillante allievo di Freud fino al 1913, quando sorsero insanabili divergenze.
Si deve a Freud la fondamentale intuizione dell’esistenza di una zona del nostro immaginario che non è sottoposta alle regole della coscienza e che quindi sfugge alle categorie tipiche della mente cosciente quali il bene e il male, un prima e un dopo: definì questa zona Inconscio. In questo ambito, tipico del mondo dei Sogni, degli Istinti e delle Emozioni e dunque del cosiddetto “cervello arcaico”, non abbiamo un diretto controllo da parte della Coscienza, parte “alta” della psiche, ci troviamo piuttosto nella condizione di subirne gli influssi, talvolta in maniera patologica con lo sviluppo di nevrosi..
 Jung allargò questo concetto, definendo un ambito che si aggiunge all’Inconscio freudiano e va oltre, trascendendo l’esperienza personale; chiamò questa zona inesplorata Inconscio Collettivo. L’Essere Umano, inteso come Specie, accumula, fin dalla notte dei tempi, esperienze che sono caratteristiche della specie e di nessun altro nel Creato. Tali Esperienze Fondamentali dell’Umanità sono, in questa concezione junghiana, strutturate nella psiche per diritto di specie, al pari dei processi filogenetici che la caratterizzano, come l’aver assunto la stazione eretta, l’aver modificato la dentatura, l’aver perso la pelliccia di pelo, ecc…
I Simboli per Jung sono il linguaggio attraverso cui la mente si esprime, un linguaggio dunque molto antico che va inteso come nutrimento ed espressione della mente stessa e va a costituire l’essenza dell’Inconscio Collettivo. Per dimostrare le sue tesi Jung studiò antichi trattati alchemici, la Mitologia classica e la storia delle Religioni, viaggiò nei Continenti alla ricerca dei simboli di antichissime civiltà. Di seguito alcuni esempi.
 
Alcune migliaia di anni or sono, ai quattro angoli del mondo, popolazioni lontanissime e certo non in contatto fra loro, tracciavano sulle rocce, sui monumenti funerari e sacri, sugli utensili, disegni di forma quadrata e/o circolare (Mandala) di aspetto e contenuto straordinariamente simile tra loro.
Il Simbolo della Croce è parecchio antecedente all’era cristiana, e lo ritroviamo nella simbologia sacra di civiltà lontanissime tra loro, che nulla potevano avere in comune, se non qualche elemento psichico inconscio, appunto.
 
Figure mitiche come l’Eroe, il Guerriero, la Grande Madre, il Vecchio Saggio, il Fanciullo, il Demone, la Fata, le ritroviamo nelle culture delle più antiche e disparate civiltà del Pianeta. Questi miti sono figure archetipiche patrimonio dell’Umanità, vale a dire “contenitori” delle esperienze profonde dell’essere Umano inteso come specie e dunque dalla sua comparsa su questo mondo. La Mitologia Classica racconta infatti storie che ci sono “familiari”, come la leggenda di Edipo, quella di Demetra, di Venere o di Enea, che ritroviamo, pur con nomi e contesti diversi, nelle vicende tramandate di antiche civiltà pellerossa, centroeuropee o asiatiche.
Gli eventi sincronici (premonizioni, veggenze e fenomeni paranormali) sono per Jung un’altra dimostrazione dell’Inconscio Collettivo. Le categorie spazio-tempo sono artifici della mente, la Fisica delle nano particelle ha infatti dimostrato che il prima e il dopo non sono valori assoluti, ma relativi all’osservatore che, a sua volta, è soggetto a più variabili. Senza meno l’Inconscio, che come abbiamo visto appartiene al cervello arcaico, è slegato da queste categorie “mentali” e allora accade che in particolari stati di abolizione della Coscienza (sogni, stati crepuscolari, trance, ecc…) ci si possa trovare in un “qui ed ora” che non ha inizio e fine, prima e dopo, al pari di un’immagine in un quadro e allora ci si può parare davanti quello che chiamiamo “futuro”, ma che invero appartiene alla dimensione senza spazio e senza tempo che tutto comprende e che rappresenta l’Esperienza dell’Umanità, percepibile dall’Inconscio.
 
La conclusione cui giunge Jung è dunque che la psiche ha uno straordinario contenuto energetico connesso ai Simboli e che la vita di ognuno di noi è inconsciamente sospinta da un destino realizzativo che, a ben vedere, è già tracciato nei simboli affondati nel nostro inconscio e che tendiamo a rappresentare nel corso della vita. Guardando con questi occhi gli esseri umani che ci circondano, possiamo ben riconoscere tanti Edipo, tante Demetra e gli Eroi come El Cid o Giovanna D’Arco, i Demoni come Hitler e quelli votati al Male.
Le tante Grandi Madri per antonomasia e i Vili, gli Avari, gli Eroi e i Puer di ogni epoca stanno lì a dirci che forse Jung ha intuito qualcosa di davvero grande che mi sento di definire come l’individuazione della nostra “filogenesi psichica”, non meno fondamentale delle scoperte darwiniane in campo somatico sull’ontogenesi che ricapitola la filogenesi.
 
- IL CAMBIO DELLA WELTANSCHAUUNG  COME SOLUZIONE AL DISAGIO GIOVANILE
 
 Il termine tedesco Weltanschauung, del quale di qui in avanti dobbiamo fare uso per le ragioni che vedremo appresso, non è letteralmente traducibile in lingua italiana poiché non esiste nel nostro vocabolario una parola che le corrisponda appieno. Essa esprime un concetto di pura astrazione che può essere restrittivamente tradotto con "visione del mondo" e può essere riferito ad una persona, ad una famiglia, un gruppo o ad un popolo.
La "Weltanschauung" tende a trovare una collocazione in un ordine generale dell'Universo comprensivo di elementi di specie, geografici, linguistici e razziali; si tratta dunque di un concetto che trascende il singolo e attinge al collettivo condiviso, e l'uso di questo termine nel linguaggio italiano al posto di "visione del mondo" ha il significato di estendere il concetto ad una dimensione sovra personale di un determinato punto di vista.
Nei suoi numerosi scritti, Jung ha fatto molto uso di questo termine per descrivere la profonda trasformazione della Società e dei singoli individui allorché cambia la Weltanschauung e come, al contrario, senza un cambiamento della Weltanschauung diventi spesso impossibile ottenere una reale soluzione alla personale sofferenza psicologica o al disagio di un popolo, con ciò significando che spesso è salvifico riunirsi a quella parte che ha radici collettive di appartenenza, di specie, di razza, geografiche e di religione ed al contempo prendere le distanze dall'ego ristretto di un individuo (o dagli stereotipi di una Società).
 
 I giovani di questa nostra epoca hanno visto sgretolarsi, dopo i fascismi ed i comunismi, anche i capitalismi, i partiti politici portatori di ideali, la famiglia come nucleo solido e protettivo, il lavoro come artefice di benessere e dispensatore di dignità e motivazioni.
Rendiamoci conto che i giovani si ritrovano fra le mani null’altro che i cocci del nostro piccolo mondo antico. E cosa dovrebbero allora fare i giovani? Costruire un progetto con quei cocci che a malapena sostengono noi? Certamente no. Loro stanno infatti cambiando la Weltanschauung, sono costretti a questo da un ineluttabile destino di crescita che appartiene alla Specie e che certo non può arrestarsi per crisi contingenti. E’ già accaduto nel primo e nel secondo dopoguerra e prima ancora al tempo della Rivoluzione Industriale.
 
 Jung ci ha insegnato che la Weltanschauung, indipendentemente dall’accezione qualitativa, è il motore del benessere psicologico e che in condizioni di sofferenza la Weltanschauung deve giocoforza cambiare, non si può insomma impunemente stare in una condizione di “assenza di progetto” o di progetto raccogliticcio, poiché, in termini psicologici profondi, questa condizione porta spesso alla sofferenza individuale e sempre alla fragilità, al plagio e apre la strada alle malìe dei falsi profeti e dei ciarlatani.
Per certi versi e per le ragioni fin qui esposte, la condizione dei giovani della nostra epoca appare assolutamente non invidiabile, ma ci sono aspetti che, come vedremo più avanti e in conclusione, possono ribaltare la scena.
 
 
 
 
- CONCLUSIONI
 
 In che modo l’insegnamento del grande psicologo svizzero può aiutarci ad aiutare i giovani?
Tra di noi ci sono parecchi Insegnanti, intellettuali e Professionisti d’Aiuto, religiosi e laici, inutile dire che tutti siamo chiamati ad impedire che interessi di parte cavalchino il disagio giovanile. E forse questo è tutto quanto sia possibile fare. Intendo dire che secondo il punto di vista espresso qui oggi, il progetto evolutivo delle coscienze ‘cammina’ da solo. Gli educatori laici accompagneranno i giovani nei territori del sovra personale, poiché, per dirla con Jung, è là che incontriamo il Sé, vale a dire la regione più grande ed inespressa di noi. Il sovra personale è cosa ben diversa dal soprannaturale, che lasceremo ai confessionalisti.
Dal punto di vista della Conoscenza appare più opportuno ritenere che non ci possa essere nulla di realmente piccolo che ci riguardi, tenteremo infatti di far comprendere ai giovani che siamo parte di un grande progetto di Specie, quella Umana, che è portatore di quel destino ineluttabile di crescita cui abbiamo accennato poco fa.
Le esperienze fondamentali dell’Umanità sono tutte dentro di noi e con esse anche le soluzioni ai problemi. A questo proposito giova ricordare a noi stessi ed ai giovani che ci sono problemi che per loro natura non possono essere risolti, ma solamente superati, grazie a passi evolutivi della Coscienza, fino al passetto fondamentale che consente la visione di un orizzonte più ampio, oltre il muro.
L’ Inconscio Collettivo ha contenuti di infinita saggezza perchè sono il ‘distillato’ delle esperienze fondamentali dell’umanità. Ci sono scienziati che hanno dimostrato che ognuno di noi è portatore di una summa filogenetica, un lungo cammino fatto, e dunque nessuno è tanto piccolo da ‘meritare’ l’incoscienza, di rimanere cioè tagliato fuori dal progetto.
 
La mia opinione è che la Weltanschauung che davvero farà fare un passo in avanti alle nuove generazioni e all’Umanità in generale, passa per l’abbraccio fra l’infinitamente intimo e l’infinitamente condiviso, fra gli opposti che tutto comprendono e che sono già un intero nella nostra natura. Se i giovani faranno un passo verso questa ‘visione del mondo’, e sono certo che lo stanno facendo, spingeranno il piccolo mondo antico della nostra generazione fino al Medio Evo e sarà davvero l’inizio del Terzo Millennio.
Se ascoltiamo attentamente come ci raccontano il mondo i più avanzati fra i giovani di oggi, c’è da stupirsi. Solo pochi secoli fa certe intuizioni erano appannaggio esclusivo di Santi e Profeti. Oggi se ne parla all’uscita di un cinema o davanti ad un boccale di birra. E’ la nuova Weltanschauung che si affaccia. Il cammino filogenetico non riguarda solo l’aver assunto la stazione eretta e perso dei canini lunghi così, ma l’aver continuamente cambiato la Weltanschauung.
Da questo punto di vista si intravede un altro modo di aiutare i nostri giovani: riconoscendo loro questo ruolo fondamentale, lasciando loro la scelta di cosa “mettere in valigia” dei nostri cocci e smettendo di giudicare con metri di misura che sono oramai inservibili in quanto spesso addirittura incomprensibili. Grazie per l’attenzione.
                                                                                       
Bibliografia: Carl Gustav Jung – Opere (Boringheri 1983 vol. 1 – 19) 
                      Carl Gustav Jung – Ricordi, Sogni, Riflessioni (BUR 1981)



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7 aprile 2009
LO SPAZIO DELL'ANIMA
 

I nostri rapporti interpersonali, se li guardiamo da vicino, si muovono su diversi livelli. Dai più superficiali, che ci consentono di indossare la Maschera che abbiamo preparato fin dall’infanzia per sentirci sempre a nostro agio, ma che mai ci soddisfano, poiché lasciano fuori dal rapporto quasi tutto, a quelli più importanti, dove ci illudiamo un po’ di essere “noi stessi” per il fatto che ci danno modo di ‘sperimentarci’ , di vivere dimensioni diverse e più intime e dentro le quali facciamo la conoscenza soprattutto di noi stessi, per mezzo dell’altro.

Questi ultimi sono i rapporti che costellano la nostra vita e che per certi versi abbiamo ritenuto appaganti per il fatto che ci hanno maturato, ci hanno consentito, attraverso il confronto, di conoscere come ‘funzioniamo’, di conoscere cosa ci serve e quello di cui possiamo fare a meno. Soprattutto ci hanno consentito di sperimentare le nostre capacità affettive, di accoglienza e di donazione di noi stessi. Se immaginiamo il cielo di notte, possiamo vedere zone ricche di stelle e costellazioni e ampie zone di buio denso. Sappiamo che quelle zone sono tutt’altro che prive di stelle luminose, semplicemente sono troppo lontane da noi per poterne cogliere la luce. Ebbene noi, o meglio, l’essenza della nostra vita, è quel cielo stellato, con stelle luminosissime, addirittura grandi pianeti e galassie zeppe di stelle, ma anche enormi spazi bui, inesplorati.

A ben guardare, tutta la nostra vita è un tendere a quegli spazi bui, a conoscerne i segreti e la luce che vi è racchiusa. A questo scopo adottiamo le più disparate strategie, cadiamo, ci rialziamo, confondiamo e siamo confusi, tentiamo scorciatoie e sperimentiamo Ci illudiamo e deludiamo, spendiamo insomma enormi quantità di energia psichica in questo “tendere a…”. Inevitabilmente questa ricerca, che è stata chiamata in mille modi, ruota intorno ai rapporti, per il fatto che su tutto domina una certezza profonda: siamo incompleti, spaccati, divisi e allora il completamento ci giunge dall’unione con l’altro da noi. Si passa talvolta una vita intera a cercare l’altro “adatto” al completamento, accumulando errori su errori, delusioni su delusioni. Il motivo di tutti questi disastri che costellano le nostre vite bisogna probabilmente cercarlo molto vicino a noi.

Se guardiamo una cucciolata ai primi giorni di vita, vediamo bene l’affannarsi dei cuccioli alla ricerca del capezzolo, ma i loro occhi sono ancora chiusi, il loro olfatto e il loro udito è ancora immaturo e allora ciucciano qualsiasi cosa si trovano davanti alla bocca, con evidente disappunto. Saranno sufficienti pochi giorni e quei cuccioli diventeranno dei veri esperti su come procurarsi tutto ciò che a loro serve. Il nostro affannarci nella vita talvolta somiglia davvero tanto a quella cucciolata nei primi giorni. Per avere l’appagamento non basta cercare, ma serve di avere a disposizione tutti gli strumenti che ci consentano di trovare. Tanto più che la nostra natura di esseri assai evoluti ci spinge a cercare molto in alto e allora è necessario equipaggiarsi alla grande.

All’inizio di questa chiacchierata abbiamo visto che la maggioranza dei nostri rapporti interpersonali sono nel quotidiano e sono dei ‘rapporti maschera’. Nulla di strano e anzi del tutto fisiologico questo allacciare rapporti che siano utili alla nostra vita sociale, al nostro lavoro, alla nostra efficienza nel ‘fare’. Sappiamo che la nostra vita è anche un grande gioco di ruolo che entra a pieno titolo nella formazione degli equilibri. Il problema, direi anzi la patologia, è solo di coloro che si identificano nella maschera che indossano e dunque passano la vita dentro un gioco di ruolo. Purtroppo queste persone sono escluse dalla possibilità di una vita piena, non cercano in realtà nulla e spendono tutte le energia al mantenimento e abbellimento della maschera. Poveretto chi ci capita, verrebbe da dire, e comunque sono esclusi, anzi autoesclusi, dal discorso che stiamo cercando di fare qui oggi.

Torniamo dunque a coloro che, in sintonia con il destino di crescita riservato alla specie umana, non si accontentano, ma cercano e si attrezzano con strumenti adatti.

L’insoddisfazione è il motore della ricerca, ma è anche il nostro cruccio e talvolta la nostra infelicità. Siamo infelici perché le cose belle “durano un giorno come le rose” o perché le rose più belle non si fanno cogliere. Siamo confusi e nell’ansiosa ricerca di un ‘traguardo’, pigliamo ‘fischi per fiaschi’ e l’autostima scivola sotto le scarpe.

Come rimedio a questo dispendio di energie che può condurre la nostra vita ad essere vissuta come un vero ‘disastro’, proviamo innanzitutto a considerare il percorso più importante del traguardo. Dico questo perché, come vedremo più avanti, il traguardo è davvero lassù in mezzo al cielo, in quel punto che ci appare più nero. Può non essere sufficiente una sola vita, può essere che gli affanni della vita quotidiana disperdano molte energie, può essere che incontri sbagliati ci facciano perdere tanto tempo. Comunque sia, dovremmo abituarci a pensare che una vita è ben spesa non in virtù dei traguardi, ma dei percorsi di crescita individuale, poiché solo quelli ci aprono di volta in volta orizzonti nuovi da esplorare, nuove possibilità che credevamo ci fossero precluse. Un’altra importante forma pensiero che dovremmo fare nostra è che è la mente ad avere bisogno di ordine, non l’Universo, dove anzi regna il caos, e allora, se ci accingiamo ad esplorare il nostro Universo interiore alla ricerca della pienezza e della ‘felicità’, non dovremmo mettere in valigia le nostre classiche categorie mentali, non ci serviranno.

Le tipiche categorie mentali che ci sono di aiuto nella vita di ogni giorno, diventano improvvisamente zavorra ingombrante quando esploriamo territori sconosciuti di quanto ci appartiene e che vogliamo conoscere un po’ per avere una vita piena e consapevole.

Mi riferisco alle rigide categorie spazio-tempo, maschile-femminile, bene-male.

Dato che la maggioranza degli individui considera il rapporto di coppia come la base di ogni altra considerazione, dobbiamo partire dalla coppia per capire le aspirazioni deluse e le cosiddette “vite sprecate”. Nel modo di vedere le cose che sto descrivendo, il rapporto tra un uomo ed una donna e gli istinti che lo governano, non hanno solo i fini riproduttivi di specie come per gli altri animali e come la dottrina cattolica ci spiega da secoli. Sarebbe così se l’essere umano fosse un animale fra gli altri nel creato, ma non è così semplice. Infatti l’evoluzione della specie umana è andata verso un tale sviluppo delle parti alte della psiche e dunque della coscienza, da differenziarsi enormemente dal resto del mondo animale, anche nei fini. Il fine di un essere umano evoluto non può essere ristretto alla soddisfazione dei bisogni primari, altrimenti si troverebbe nella condizione del leone, che quando ha mangiato e riposato, si adopera a cercare nuovamente il cibo, allo scopo di mantenere la sua forza, che gli serve a procreare e cercare il cibo. L’essere umano invece, quando ha soddisfatto i bisogni primari, si mette a pensare, si fa domande, tende all’evoluzione e alla comprensione di sé e dell’Universo.

Nelle persone più evolute, il rapporto di coppia è considerato la via maestra che più alla svelta di altre porta alla conoscenza di sé e delle umane cose. La stessa strada, essendo carica di queste aspettative, è inevitabilmente lastricata di delusioni, conflitti e amarezza. Spesso viviamo l’attrazione fra individui e il tentativo di farne una coppia, come il mattone per costruire il mondo, dentro e fuori di noi; ebbene il carico si mostrerà presto eccessivo e i progetti spesso inconciliabili.

Proviamo per un momento a non trascurare il fatto che in media gli individui hanno una scarsa conoscenza di sé e dei propri meccanismi. Consideriamo che nelle loro scelte sono scarsamente volitivi e più che altro sospinti da pulsioni non decifrate poiché inconsce. In questa luce possiamo considerare gli innamoramenti che costellano la nostra vita come proiezioni del nostro alter-ego contro sessuale affondato nell’inconscio su una figura esterna, che in quel momento si mostra ‘adatta’ ad accogliere e riflettere la proiezione. A queste operazioni proiettive, del resto ampiamente sfruttate nei setting terapeutici, sono annesse grandi quantità di energia, capace dunque di ‘trasformare’ gli individui, generando quel miglioramento della personalità cui tutti aspiriamo. Trattandosi di proiezioni di contenuti che appartengono più a noi che all’altro, quando si accendono le luci in sala, appare in tutta evidenza il telone bianco che abbiamo di fronte, con tutte le immaginabili conseguenze. Si tratta però di tappe importanti nel percorso di conoscenza di se stessi e fanno parte delle esperienze fondamentali dell’Umanità e come tali probabilmente imprescindibili, se intendiamo la vita come percorso di crescita individuale e collettivo.

Gli ‘spazi dell’Anima’ sono dunque il luogo della nostra ricerca e delle nostre aspirazioni alla Conoscenza e il rapporto di coppia e gli incontri sessuali connessi, sono inconsciamente considerati le ‘scorciatoie’ al nostro completamento tramite la ricongiunzione degli opposti. Ma questo è un traguardo e allora non dovremmo disperarci troppo per gli insuccessi, poiché forse mai come in questo caso dovremmo considerare il viaggio più importante della meta.

Il grande ricercatore C.G. Jung, alla cui Opera tutta questa mia relazione di oggi si ispira, descrisse i rari e fortunati casi di quelle che lui stesso chiamò ‘Coppie Anima’. Queste coppie di individui, generalmente un uomo e una donna, ma non necessariamente, hanno avuto dalla vita l’opportunità di ‘saltare’ tante tappe evolutive poiché il loro incontro avviene a livello di Anima, dunque un incontro fra archetipi e solo secondariamente fra individui. In questi incontri non hanno senso le differenze e le categorie mentali usuali, poiché ci troviamo nella dimensione inconscia collettiva, dove i conflitti sono risolti, gli opposti ricongiunti, dove l’età cronologica non ha senso, dove i generi maschile e femminile appartengono per intero a ciascun elemento della coppia, con possibilità di interscambio inusuale dei ruoli, che è l’essenza dell’intimità vera. Si vede bene che stiamo anche ora parlando del traguardo, il fine evolutivo delle nostre affannose ricerche, la costellazione in quegli squarci di cielo buio. Alcuni fortunati vivono il loro incontro in uno spazio Anima compiuto, come fosse cosa di questo mondo, come in effetti è per chi ha occhi per vederla e verso cui tutti, pur senza spesso averne coscienza, tendiamo.   (Carlo Anibaldi Aprile 2009)




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12 marzo 2009
Ho sognato Cromwell
 
L'idea di agire da dentro il sistema, quella di Grillo con le Liste Civiche, ad esempio, o per certi versi anche quella di Di Pietro, a mio avviso è destinata a fallire come il vaso di coccio fra i vasi di ferro. Dico questo per il semplice fatto che il Sistema è fagocitante, affabulante, suadente, corrompente. Abbiamo sentito qualche giorno fa le dichiarazioni di De Bortoli nel rifiutare la presidenza RAI: 'non avrei avuto alcun potere'.
Il vero cambiamento ce l'hai quando hai il potere di Obama, che dalla sera alla mattina ha cambiato anche i giardinieri della Casa Bianca. E' un'illusione, e talvolta un'ipocrisia, quella di riuscire a cambiare le cose dall'interno. Detto questo, le vie che rimangono sono due: una è utopistica e l'altra pure. La prima vede il popolo infuriato prendere a sassate chiunque entri o esca dal Palazzo, ma vediamo bene, la Storia insegna, che il popolo in Italia si infuria così tanto solo quando è alla fame, e allora ci vuole ancora un po' di tempo. Altra via per il Cambiamento sarebbe quella che una figura geniale, che magari non sapeva di esserlo, con un po' di potere all'interno del Sistema, getti pubblicamente e simbolicamente la spugna. Dica insomma che questo sistema ha sparato tutte le cartucce che aveva, con il risultato di portare il Paese al fallimento, ai massimi storici di delinquenza pubblica e privata, all'impoverimento della classe media, alla fame la working class e Califano a far lezione di vita e cultura all'Università Roma Tre. Dopo questa dichiarazione, questo illuminato personaggio, questo novello Cromwell, lancerà un appello al Presidente della Repubblica affinchè sciolga le Camere e indica elezioni di un Parlamento Costituente, invitando i Partiti a fare un passo indietro in quanto la loro occasione l'hanno avuta alla grande e l'hanno sprecata.

Qui sorge il problema delle candidature. Gli italiani, si sa oramai, sono un popolo di imbroglioni e di furbi che si occupa con passione del solo giardino davanti casa. Se qualcuno pensa che esagero andasse a rinfrescarsi un po' di Storia di questo popolo di pericolosi provinciali che siamo. Quando gli hanno dato "più Stato meno Mercato" hanno depredato lo Stato tutto, le Regioni, le Provincie e pure i pannoloni negli ospedali. Quando gli hanno dato, come in effetti gli stanno dando, "più Mercato meno Stato", mezzo Paese, quello che scorrazza sui SUV fracassoni intestati a ditte fiscalmente ridicole, si è arricchito sulle spalle dell'altra metà, ridotta in schiavitù per 7-8 cento euro al mese in comodi contratti trimestrali e lettera di dimissioni prefirmata!
Aggiungerei quindi che questo è un popolo di bastardi inside, a partire dai nostri amati nonni e padri. Quando hanno avuto, per poche decine di mesi in verità, il coltello dalla parte del manico all'epoca neocoloniale, hanno compiuto atrocità non seconde a quelle dei nazisti, salvo l'averle compiute senza macchiare la coscienza collettiva dell'italia, brava gente. Opera questa da Maestri dell'Imbroglio e dell'Ipocrisia. Quando gli angloamericani gli hanno ridato la democrazia, non hanno smesso un attimo di tramare, tentare golpe, insanguinare con bombaroli e servizi "deviati". Qua da noi hanno 'deviato' perfino la massoneria. Non hanno smesso un attimo di inciuciare con le mafie per spartirsi il bottino. Questi sono gli italiani a guardarli da fuori, questi sono gli italiani che siamo, dato che purtroppo ci siamo dentro. E il fatto che ci siano state e ci siano delle belle eccezioni non conta nulla, assolutamente nulla, per il semplice motivo che il Sistema truffaldino è di una tale furbizia che ha fatto scuola nel mondo e allora le mette puntualmente ai margini fino ad espellerle, talvolta con l'eliminazione fisica. Eppoi, dulcis in fundo, siamo il centro del cattolicesimo mondiale, ma non s'è mai visto scomunicare o anche solo additare, un mafioso, un piduista, un imbroglione, un affamatore. Se Pietro avesse fondato la chiesa di Cristo sulle rive di altri fiumi di cui è piena l'Europa, piuttosto che sulle rive del Tevere, ebbene non saremmo qui a fare questi discorsi, ma questa è un'altra Storia, di cui abbiamo già parlato.

Comunque sia, le buone intenzioni sono contagiose almeno quanto il malcostume ed i popoli in trecent'anni possono anche migliorare e allora 'urge' cominciare da qualche parte e trovare un importante esponente politico con una grossa crisi di coscienza e tanto coraggio, nulla sarà più come prima e quest'uomo passerà alla Storia come Cromwell.




permalink | inviato da carlow il 12/3/2009 alle 18:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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20 febbraio 2009
Quegli "Infiniti Mondi" che ancora fan paura

  Il libero pensiero non nasce con Giordano Bruno, ma probabilmente con l'uomo stesso e fra gli intellettuali e scienziati troviamo pensatori liberi duecento anni prima di Cristo, nell'antica Grecia.
Ciò che rende Bruno il simbolo del Libero Pensiero Laico, e non Voltaire, Galileo o Ipparco e Aristarco è, oltre allo spessore della sua filosofia, la persecuzione feroce cui fu sottoposto dall'autorità ecclesiastica per le sole sue convinzioni intellettuali, mai abiurate, e per il fatto di non essere a tutt'oggi stato riabilitato, circostanza assai singolare che da sola testimonia dell'attualità del suo pensiero.
Siamo ben consci che la Chiesa di Roma ci sopravviverà, cio' nonostante il compito degli intellettuali laici non viene meno, poiche' essi non hanno guerre da vincere e inermi da convertire, ma l'alto compito di contribuire a liberare le menti piu' deboli dalla superstizione e dalla paura. Il bisogno di credere in entita' superiori cui affidare il nostro destino e' la naturale barriera che, fin dalla notte dei tempi, in forma dunque archetipica, l'Uomo ha eretto per organizzare la propria ignoranza e timore di Leggi universali che possano ridurlo a considerarsi un granello di polvere nel cosmo. Le confessioni dogmatiche, la Chiesa di Roma in primis fra esse, hanno cavalcato questa tigre, filogeneticamente annidata in ogni essere umano, per canalizzare un altro bisogno delle menti che ignorano la loro stessa altezza: l'insaziabile sete di potere dell'uomo sull'uomo, esercitato attraverso il plagio e l'accumulo di ricchezza materiale. Non e' un caso che le piu' ignobili persecuzioni del Pensiero Libero non provengano dai Re, ma dai papi. Il Re detiene il potere in grazia del suo esercito, della sua ricchezza e del suo coraggio; non teme dunque il libero pensatore, di cui anzi si circonda per ampliare i suoi orizzonti e dunque il suo potere.
Il potere dei papi si fonda invece sui dogmi che incutono timori nel popolo, che allora chiede la Via. Il Libero Pensatore si scaglia sui dogmi come il toro sulle mantillas, non potrebbe far diversamente e allora diventa il piu' acerrimo nemico di coloro che allignano nell'ignoranza e che dunque su di essa hanno costruito un impero. Non è un caso nemmeno che dopo oltre 400 anni la Chiesa non abbia riabilitato Giordano Bruno, segno che il suo pensiero libero è ancora oggi considerato una seria minaccia ai dogmi di coloro che non riescono nemmeno ad immaginare gli "Infiniti Mondi" che il grande pensatore ci ha messo di fronte, con possibili infiniti papi e, perchè no, altrettanti figli di Dio scesi in terra.
Gli uomini che amano la Conoscenza non si sgomentano facilmente, non temono gli 'Infiniti Mondi', non temono di considerarsi particelle del Cosmo, ne sono anzi fieri poichè non insignificanti, grazie alla Conoscenza che li fa Grandi. E' vero che polvere eravamo e polvere torneremo ad essere, ma che Viaggio!  Purtroppo non abbiamo a che fare con sprovveduti e allora da gran tempo i papi ambiscono ad allearsi con i Re, a far Patti e Concordati e Leggi truffa che imbriglino la societa' intera e tolgano acqua ai liberi pensatori, ora come allora, unici veri nemici del dogma.

(Carlo Anibaldi - Associazione Nazionale del Libero Pensiero "Giordano Bruno" - 17 Febbraio 2009, 409° anniversario dell'assassinio di Giordano Bruno)




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LA STORIA DEL '900  ITALIANO

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277 PRIME PAGINE
 


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Foto Prima Guerra Mondiale
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Desktop Foto del '900
Can Can di Offenbach
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1909: il Futurismo di Marinetti
1909: Nobel per la Fisica a G. Marconi  (voce)
1912 - prime pagine sul naufragio del Titanic
1903-1914, L'Età Giolittiana
1918, La Rivoluzione Russa
1918, 4 Novembre: Bollettino della Vittoria
1919, Il Trattato di Pace di Versailles
1925 Charleston
ll Gangster Movie nell'America dei gangster
1929 Il Tango delle Capinere (ascolta)
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Album fotografico anni '30
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1927: storia di Sacco e Vanzetti (audio podcast)
1937: disastro dell'Hindemburg
1936 - 1939: Africa Orientale Italiana
1938: Einstein spiega la sua formula
1938, primo marzo, muore Gabriele D'Annunzio
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1939 - filmato a colori della Germania nazista
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1940 W. Churchill: "This was their finest hour"
La vita di Winston Churchill (1874 - 1965)
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Foto Seconda Guerra Mondiale
1940,10 Giugno: dichiarazione di guerra di Mussolini
The Great Crusade (cinegiornale USA 1945) finestra
Jux Box anni '40  1 - 2 - 3 - 4       1937: Lili Marlene
1940 "Mamma" -  1942 "La Strada nel Bosco"
Dicembre 1940: Raid aerei su Londra  1 - 2
1941, 7 dicembre: attacco a Pearl Harbour
1942 - "Casablanca"
1942, Conferenza di Wannsee
Cartine Offensiva in Italia: Anzio - cartina  Cassino
1944 - "cicalino" BBC nell'Europa occupata
1944 Americani a Roma

Album fotografico della Shoah (pdf)

6 Giugno 1944: D-Day
D-Day - cartina del primo giorno dell'Invasione
6 Agosto 1945: Hiroshima
Berlino: 1936 - 1945, La caduta degli "dei"
1939 - 1945 - Grida dalla Terra: "le cifre"
1939 - 1945 - Grida dalla Terra: i Lager
La "Guerra sporca di Mussolini"
1946 De Gasperi alla Conferenza di Parigi (audio)
Dicembre 1947: la Costituzione repubblicana
Gennaio 1948: assassinio del Mahatma Gandhi
1952: Toscanini dirige la 9a Sinfonia di Beethoven
Dopoguerra:la "denazificazione" fallisce in Germania
Dopoguerra: la "defascistizzazione" fallisce in Italia
1956 - La Rivoluzione Ungherese
1961 - 1989 - Il Muro di Berlino
1962: Il fenomeno Beatles, 79 filmati
1962: Giovanni XXIII "discorso della luna"
JFK - Berlino 1963 "Ich Bin Ein Berliner"
1963, 22 Novembre: assassinio di J.F. Kennedy
1963 - Martin Luther King: "I Have a Dream..."
1964 - 1975 la Guerra in Vietnam
1966, 4 Novembre: alluvione di Firenze
E. Fitzgerald - Berlin 1968
1968, La Rivolta studentesca in Italia
1968, 18 Marzo - Bob Kennedy, discorso Kansas Univ.
1968, 8 Giugno: Robert F. Kennedy Funeral Train
1969-1981: gli Anni di Piombo
1973, 11 Settembre - Colpo di Stato in Cile
1978 Prime Pagine dei 55 giorni del rapimento Moro
1983 - 1993: gli Anni di Fango
1992: la mafia uccide i giudici Falcone e Borsellino
1997, 6 Settembre: "Goodbye England Rose"

 



Bavaglio
di Marco Lillo, Peter Gomez e Marco Travaglio
Introduzione di Pino Corrias
Prezzo: euro 12,00
Collana: principioattivo
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La rassegna


I cinesi non muoiono mai
di Raffaele Oriani e Riccardo Staglianò
Prezzo: euro 14,60
Collana: principioattivo
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Il partito del cemento
di Marco Preve e Ferruccio Sansa 
Prezzo: euro 14,60
Collana: principioattivo
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Il ritorno del principe
di Saverio Lodato e Roberto Scarpinato
Prezzo: euro 15,60
Collana: reverse
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Non chiamarmi zingaro
di Pino Petruzzelli
Prezzo: euro 12,60
Collana: reverse
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L'attentato
di Andrea Casalegno
Prezzo: euro 12
Collana: reverse
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Voglia di cambiare
di Salvatore Giannella
Prezzo: euro 13,40
Collana: principioattivo
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Se li conosci li eviti
di Peter Gomez e Maco Travaglio
Prezzo: euro 14,60
Collana: principioattivo
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Viaggio nel silenzio
di Vania Gaito
Collana: reverse
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Doveva morire
di Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato
Prezzo: 15,60
Collana: principioattivo
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Nostra eccellenza
di Massimo Cirri e Filippo Solibello
Prezzo: 12,00
Collana: reverse
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La giornata del risparmio energetico

 



Sparlamento. Vita e opere dei politici italiani

di Carmelo Lopapa
Prefazione di Dario Fo e Franca Rame
Prezzo: 14,60
Collana: reverse
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La Repubblica del ricatto

di Sandro Orlando 
Prefazione di Furio Colombo
Prezzo: 14,60
Collana: principioattivo
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Gli aggiornamenti










Mani sporche
di Gianni Barbacetto, Peter Gomez, Marco Travaglio
Prezzo: 19,60
Collana: principioattivo
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Sante ragioni
Autori: Carla Castellacci, Telmo Pievani
Prezzo: 13,60
Collana: reverse
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A piedi
Autori: Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro
Prezzo: euro 13,00
Collana: reverse 
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Il giorno in cui la Francia è fallita
Autori: Philippe Jaffré, Philippe Ries
Prefazione di Francesco Giavazzi
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Capitalismo di rapina
Autori: Paolo Biondani, Mario Gerevini, Vittorio Malagutti
Collana principioattivo
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Toghe rotte 
A cura di Bruno Tinti 
Prefazione di Marco Travaglio
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Siamo Italiani
A cura di David Bidussa
Prezzo 10 euro
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L'Agenda Rossa di Paolo Borsellino
Autori Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza 
Prezzo 12 euro 
Prefazione di Marco Travaglio
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Il Paese della Vergogna
Autore Daniele Biacchessi
Prezzo 9,50
Prefazione di Franco Giustolisi
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Italiopoli
Autore Oliviero Beha
Prezzo 13,60
Prefazione di Beppe Grillo
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Giovanni&Paolo
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IL CANNOCCHIALE